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Dal 16 ottobre 2014 al 2 febbraio 2015 è esposta la Mostra OMAGGIO A GIOVANNI PAOLO II “I PRESEPI DI PIAZZA SAN PIETRO E LE RELIQUIE DEL SANTO”

Museo "Checco Costa" dell' Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola via Rosselli, 2 MOSTRA "OMAGGIO a GIOVANNI PAOLO II Per informazioni CLICCA SUL LINK QUI' SOTTO::
http://www.vidiusart.it/prodotto/omaggio-a-giovanni-paolo-ii-i-presepi-e-le-reliquie/

La mostra si sviluppa su due piani distinti: una parte dedicata ai presepi che nella storia del Pontefice polacco sono sempre stati un punto fermo. Saranno presenti i presepi allestiti in piazza San Pietro dal 1999 al 2005, oltre a molti altri che, nel contempo, vennero realizzati per i Palazzi e le stanze Vaticane. Di particolare importanza la presenza delle reliquie appartenute al Santo Padre: in una cappella, ricreata per l’occasione all’ interno dell’Autodromo, per garantire maggiore riservatezza e raccoglimento per i fedeli che arriveranno da tutto il mondo, saranno esposti un’ampolla con il sangue del Santo, per la prima volta in assoluto un indumento indossato in occasione dell’attentato per mano di Ali Agca avvenuto il 13 maggio del 1981, un suo prezioso rosario, una papalina e parte di una veste indossata negli ultimi tempi.

23 Settembre 2005

L'Europa di Benedetto nella crisi delle culture
Sala di Castello Borgo Maggiore RSM

Presentazione del libro di Joseph Ratzinger ora S.Santità BENEDETTO XVI

L'idea dell'esistenza di Dio al centro dell'azione nella ricerca del senso della vita contro l'esasperazione corrente della visione illuminista.
La diffusione e l'incremento scientifico e formativo del Magistero Sociale della Chiesa al centro della missione pastorale di S. E. Mons. Luigi NEGRI e della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II

Promosso dalla Diocesi di San Marino e Montefeltro in collaborazione con Fondazione Sublacense Vita e Famiglia, Edizioni Cantagalli, Libreria Editrice Vaticana
Intervento di Pier Ferdinando CASINIPresidente della Camera dei Deputati
Sua Ecc. Rev.ma Mons. Rino FISICHELLARettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense
Introduce: Sua Ecc. Rev.ma Mons. Luigi NEGRIVescovo di San Marino e Montefeltro

18 marzo 2006


La centralità della Famiglia nella vita sociale e politica
Casa S. Giuseppe Htl del Santo Repubblica di San Marino

Seminario
allegato

Appunti
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Relazione Prof. I. Colozzi
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22 Marzo 2006

L'enciclica Deus caritas est di fronte a un laico e ad un cattolico
Teatro Titano Repubblica di San Marino

Incontroo dibattito con:
Sen Marcello PERA
S. E. Mons. Luigi NEGRI
Allegato

Invito
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Relazioni Sen. Pera e S. Ecc. Mons. Negri
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23 Agosto 2006

"Laicità vs. laicismo"
All' interno del Meeting per l'Amicizia fra i Popoli

Intervengono:

Sen. Prof. Rocco BUTTIGLIONE
Prof. Nikolaus LOBKOWICZ
Sen Marcello PERA

Introduce:
Prof Sergio BELARDINELLI
Conclude:
S. E. Mons. Luigi NEGRI Presidente della Fondazione

23 - Agosto - 2006

"La Fede diventa cultura anche in campo socio politico"
Castello di Domagnano RSM

* Presentazione del libro "POLITICA MILITANTE"
Interviene l'autore
On. Luca VOLONTE'

* Presentazione dell' Associazione europea FONDAZIONE per L'EUROPA
Intervengono:
On Mario MAUROVice presidente Parlamento europeo
Giorgio SALINAPresidente dell' Associazione
INTRODUCE: S. E. Mons. Luigi NEGRI
In collaborazione con AFE Associazione Fondazione Europa

23 - 24 Settembre

"Religione e Spazio Pubblico"
Norcia Sala del Consiglio

Organizzato da fMC Fondazione Magna Carta
in collaborazione con:
Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II
Fondazione Sublacense Vita e Famiglia
Comune di Norcia

Inytroduzionidi:
Sen. Prof. Gaetano QUAGLIARELLO
Dott. Marco FERRINI
OSB Mauro MEACCI


Relazioni di:
S. E. Card. Carlo CAFFARRA
Sen. Prof. Marcello PERA

Interventi programmati di 32 aderenti all'iniziativa

22 Novembre 2006

"Ragione, realtà e società:
dopo la lezione di Benedetto XVI a Ratisbona"

Teatro Concordia Borgo Maggiore - R. S. M.

Incontro pubblico svolto in collaborazione di:
www.samizdatOnline.it
Coop. Culturale Il Sentiero
Centro Sociale Sant' Andrea
Centro Culturale W. Tobagi

Con il patrocinio della Repubblica di San Marino:
-Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, Politici e Programmazione Economica
-Segreteria di Stato per l' Istruzione e la Cultura l'Università e gli Affari Sociali

Partecipano:
S. E. Mons. Luigi NEGRI
Magdi Allam
Eugenia ROCCELLA

LA FONDAZIONE GIOVANNI PAOLO II a CRACOVIA

Incontro con il Centro Giovanni Paolo II "Non abbiate paura"
Dal 5 all’8 luglio una delegazione, composta dal Presidente Mons. Luigi Negri ed dal Direttore Marco Ferrini, si è recata in Polonia per una serie di incontri nella prospettiva di una intesa sempre più significativamente operativa fra la Fondazione ed il Centro Giovanni Paolo II “Non abbiate paura” (voluto dal Card. Dziwisz) e le realtà che ad esse si riferiscono.
I lavori sono iniziati con un lungo e cordialissimo incontro con l’Arcivescovo di Carcovia il Card. Stanislaw Dziwisz nel quale oltre che a ribadire la sostanziale identità di vedute sui gravi problemi culturali e sociali che la Chiesa è chiamata ad affrontare all’inizio di questo terzo millennio, si è anche ipotizzata una iniziativa da tenersi a Cracovia in cui nella memoria del grande evangelizzatore e uomo di cultura don Francesco Ricci possano essere affrontati i temi della missione della Chiesa ed il dialogo con l’autentica laicità.
Il Card. Dziwisz ha assicurato la più ampia e cordiale collaborazione alle iniziative che fossero programmate concordemente tra la Fondazione ed il Centro Giovanni Paolo II di Cracovia. Questi stessi temi sono stati oggetto di un approfondito esame in un dialogo disteso ed intenso con Adam Boniecki direttore del settimanale Tygodnik Powszechny. Oltre questi due incontri la delegazione ha potuto incontrare il Prof. Andrzej Baczynski dell’Accademia Pontificia di Teologia ed altri centri religiosi particolarmente vivaci del mondo polacco.
Questo viaggio è un momento fondamentale della responsabilità che la Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II di San Marino sente di avere in rapporto alla società e alla Chiesa di oggi soprattutto per quanto concerne lo sviluppo del dialogo tra laici e cattolici.

"Per un'ecologia dal volto umano"
9 maggio 2009

Relazione scritta da S. E. Mons. Giampaolo Crepaldi
"La questione ambientale nella dottrina sociale della Chiesa"

Ringrazio sentitamente per l’invito rivoltomi e mi scuso di non poter essere qui con voi.
Premessa
Talvolta si sente dire che il Magistero sociale della Chiesa cattolica sarebbe piuttosto povero circa le tematiche legate all’ambiente naturale e alla sua salvaguardia. In occasione del World Summit sullo sviluppo sostenibile tenutosi a Johannesburg nel 2002, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha pubblicato un interessante sussidio dal titolo: “From Stockholm to Johannesburg. An Historical Overview of the Concern of the Holy See for the Environment” . Scorrendone le pagine è facile rendersi conto di quanto il Magistero abbia prodotto, dal Vaticano II a Paolo VI a Giovanni Paolo II e di come l’attuale Pontefice Benedetto XVI e la Santa Sede siano fortemente presenti nello sviluppo del dibattito mondiale sui grandi temi dell’ambiente e dello sviluppo. Vorrei aggiungere inoltre che anche il Magistero delle Conferenze Episcopali, proseguendo l’insegnamento pontificio e declinandone l’ispirazione di fondo in sede locale e continentale, è stato molto sensibile ai problemi ambientali. Questo Magistero ha trovato poi espressione anche nelle Esortazioni apostoliche Ecclesia in America, Ecclesia in Asia, Ecclesia in Oceania, Ecclesia in Africa che contengono importanti riflessioni sull’ambiente. Un Magistero senz’altro da approfondire quello sull’ecologia, ma finora piuttosto consistente. E’ il caso allora, considerato che il Magistero anche recente della Chiesa non ha trascurato questo problema, di mettere a fuoco nel loro insieme alcuni degli orientamenti di fondo di questo insegnamento sull’ambiente.

La natura in rapporto a Dio e all’uomo

La prima osservazione da farsi è che quando la Chiesa si occupa della natura non la intende solo naturalisticamente. Non sembri un gioco di parole. Essa vede sempre la natura in rapporto a Dio e all’uomo, non la vede solo come un insieme di cose, ma anche di significati. Sulla natura l’insegnamento della Chiesa getta la luce della rivelazione, la luce della creazione e la luce escatologica della redenzione. La natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio. Il Magistero della Chiesa, quindi, non avalla né l’assolutizzazione della natura, né la sua riduzione a mero strumento; ne fa invece teatro culturale e morale nel quale l’uomo gioca la propria responsabilità davanti agli altri uomini, comprese le generazioni future, e davanti a Dio. Questo significa che la natura, biologicamente e naturalisticamente intesa, non è un assoluto, ma una ricchezza posta nelle mani responsabili e prudenti dell’uomo: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà il cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe” . Significa anche che l’uomo ha una indiscussa superiorità sul creato e, in virtù del suo essere persona dotata di un’anima immortale, non può essere equiparato agli altri esseri viventi , né tantomeno considerato elemento di disturbo dell’equilibrio ecologico naturalistico. Significa, infine, che la natura, così come non è tutto non è nemmeno niente e l’uomo non ha un diritto assoluto su di essa, ma un mandato di conservazione e sviluppo in una logica di universale destinazione dei beni della terra che é, come noto, uno dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa.

Alcune puntualizzazioni

In questa prospettiva, desidero ora proporre alcune puntualizzazioni riguardanti visioni, punti di vista, culture che, in un modo o in un altro, si caratterizzano per il loro proporsi in termini ideologici, senza alcuna consonanza tematica con la dottrina sociale. Schematicamente vorrei segnalarne tre:
a) L’ideologia del biologismo. La parola biologismo può assumere vari significati. Io la intendo qui come la riduzione di tutto l’umano al biologico. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa usa l’espressione “biocentrismo”(n. 463). Sottostante a questa ideologia c’è l’idea di una sostanziale omogoneità della biosfera, senza la possibilità di distinguere una superiorità dell’uomo e, quindi, tentando di ricondurre tutte le funzioni ed attività umane alle loro basi biologiche e genetiche. Il biocentrismo non è una scienza, è appunto una ideologia, o se vogliamo un paradigma culturale, che si contrappone all’antropocentrismo. Casi particolari di biologismo sono le teorie animaliste secondo le quali non esiste sostanziale differenza tra l’uomo e gli animali inferiori.
b) L’ideologia del catastrofismo. La madre di tutti i catastrofismi dell’ambientalismo ideologico è stato il rapporto preparato dal MIT di Boston per il “Club di Roma” e reso noto nel 1972. Ne sono seguiti altri, soprattutto con riguardo all’esaurimento delle energie non riproducibili e alla sovrappopolazione. Il tema della sovrappopolazione ha visto riemergere ideologie neomalthusiane fondate sull’idea che la principale causa del degrado ambientale sia la cosiddetta sovrappopolazione. Il catastrofismo è una ideologia quando si nutre di un pessimismo antropologico tale da non puntare per nulla sull’uomo come risorsa. Il pessimismo e il sospetto per l’uomo diventano fiducia estrema nelle tecniche selettive, compreso l’aborto e la sterilizzazione di massa, gestite da agenzie internazionali e da industrie farmaceutiche interessate ai grandi profitti implicati. In occasione della Conferenza dell’Onu su Popolazione e sviluppo, tenutasi al Cairo nel 1994, e poi ancora a quella sulla Donna, svoltasi a Pechino nell’anno successivo, l’azione diplomatica esercitata dalla Delegazione della Santa Sede, hanno trovato una singolare sintonia con i paesi poveri del pianeta, interessati a denunciare l’ideologia neomalthusiana che proponeva di pianificare centralisticamente le nascite, facendo violenza alle donne.
c) L’ideologia del naturalismo egotistico, ossia nel “ritorno alla natura”, nelle varie forme di esoterismo naturalistico, di narcisismo fisico, alla ricerca di un benessere psicologico ed emotivo scambiato per benessere spirituale. La natura viene vista come una immensa beauty-farm. Si tratta di forme di naturalismo che sconfinano nella New Age, alimentano il supermarket della religiosità, intendono panteisticamente la biosfera come un tutt’uno indistinto e perdono definitivamente di vista la natura intesa come dialogo tra l’uomo e Dio e come compito da contribuire responsabilmente a realizzare.

Ecologia ambientale ed ecologia umana

Quale risposta alle visioni ideologiche sopra richiamate, il Magistero sociale sottolinea la complementarietà tra ambiente naturale e mondo dell’uomo, tra aspetti materiali ed immateriali dello sviluppo, tra ecologia da un lato e cultura ed etica umane dall’altro. A questo riguardo, il Servo di Dio Giovanni Paolo II adoperò l’espressione “ecologia umana” . Dio – Egli scriveva – non solo ha dato all’uomo la terra, ma gli ha anche dato l’uomo stesso. Egli deve quindi rispettare non solo la natura mediante una “ecologia naturale”, ma anche la degna vita morale dell’uomo mediante una “ecologia umana”. L’una e l’altra sono strettamente legate: se non si rispetta la natura ne deriveranno dei danni anche per la società, contemporaneamente, se non si rispetta l’ecologia dei rapporti umani e sociali ne risulterà deturpato anche l’ambiente.
Nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, quella ecologica non è solo un’emergenza naturale, è anche un’emergenza antropologica. Il modo di rapportarsi al mondo dipende dal modo di rapportarsi dell’uomo con se stesso. Ma a leggere il passo della Centesimus annus riportato qui sopra, bisogna anche aggiungere che il modo con cui l’uomo guarda dentro se stesso dipende da come si rivolge a Dio. L’errore antropologico è, a sua volta, un errore teologico. Quando l’uomo vuole porsi al posto di Dio, come dice l’enciclica, perde di vista anche se stesso e la sua responsabilità di governo della natura.

Per concludere…un Decalogo

Utilizzando l’orizzonte concettuale di fondo proposto dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa sulla questione ambientale, si può tentare di evidenziare alcune tra le più significative affermazioni. Per efficacia espositiva si utilizzerà il codice linguistico del decalogo, anche se quello che segue non intende essere e proporsi come il decalogo.
1. La Sacra Scrittura indica i criteri morali fondamentali per affrontare la questione ambientale: la persona umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio Creatore, è posta al di sopra di tutte le altre creature terrene, che deve usare e curare in modo responsabile per corrispondere al grande progetto divino sulla creazione. L’Incarnazione di Gesù, Verbo divino, e la Sua predicazione testimoniano il valore della natura: niente di quanto esiste in questo mondo risulta estraneo al disegno creatore e redentore divino (nn. 451-455).
2. Nell’approccio alla questione ambientale il Magistero sociale della Chiesa sollecita a tener conto di due esigenze fondamentali: a) non si deve ridurre utilitaristicamente la natura a mero oggetto di manipolazione e sfruttamento; b) non si deve assolutizzare la natura, ne sovrapporla in dignità alla stessa persona umana (nn. 461-464).
3. La questione ambientale odierna coinvolge l’intero pianeta e la tutela dell’ambiente costituisce una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo. La responsabilità verso l’ambiente, patrimonio comune del genere umano, si estende non solo alle esigenze del presente, ma anche a quelle del futuro. Si tratta di una responsabilità che le generazioni presenti hanno nei confronti di quelle future (nn. 466-467).
4. Nell’approccio alla questione ambientale si deve far valere il primato dell’etica sulla tecnica e, dunque, della necessità di salvaguardare sempre la dignità dell’essere umano. Punto di riferimento centrale per ogni applicazione scientifica e tecnica è il rispetto dell’uomo, che deve accompagnarsi ad un doveroso atteggiamento di rispetto nei confronti delle altre creature viventi (nn. 456-460).
5. In una corretta impostazione della questione ambientale, la natura non va considerata una realtà sacra o divina, sottratta all’azione umana. Essa è piuttosto un dono offerto dal Creatore alla comunità umana, affidato all’intelligenza e alla responsabilità morale dell’uomo. Per questo egli non compie un atto illecito quando, rispettando l’ordine, la bellezza e l’utilità dei singoli esseri viventi e della loro funzione nell’ecosistema, interviene modificando alcune loro caratteristiche e proprietà. Sono deprecabili gli interventi dell’uomo quando danneggiano gli esseri viventi o l’ambiente naturale, mentre sono lodevoli quando si traducono in un loro miglioramento (nn. 472-480).
6. La questione ambientale evidenzia la necessità di armonizzare le politiche dello sviluppo con le politiche ambientali, a livello nazionale e internazionale. La programmazione dello sviluppo economico deve considerare attentamente la necessità di rispettare l’integrità e i ritmi della natura, poiché le risorse naturali sono limitate e alcune non sono rinnovabili. Ogni attività economica che si avvalga delle risorse naturali deve anche preoccuparsi della salvaguardia dell’ambiente e prevederne i costi, che sono da considerare come una voce essenziale dei costi dell’attività economica (nn. 469-470).
7. La questione ambientale richiede che si operi attivamente per lo sviluppo integrale e solidale delle regioni più povere del pianeta. A questo riguardo, la dottrina sociale invita a tener presente che i beni della terra sono stati creati da Dio per essere sapientemente usati da tutti: tali beni vanno equamente condivisi, secondo giustizia e carità. Nell’attuazione di uno sviluppo integrale e solidale, il principio della destinazione universale dei beni offre un fondamentale orientamento, morale e culturale, per sciogliere il complesso e drammatico nodo che lega insieme questione ambientale e povertà (nn. 481-485).
8. La questione ambientale richiede per la protezione dell’ambiente la collaborazione internazionale, attraverso la ratifica di accordi mondiali sanciti dal diritto internazionale. La responsabilità verso l’ambiente deve trovare una traduzione adeguata a livello giuridico. Il contenuto giuridico del diritto ad un ambiente sano e sicuro dovrà essere elaborato secondo le esigenze del bene comune e in una comune volontà di introdurre anche sanzioni per coloro che inquinano (n. 468).

9. La questione ambientale sollecita un effettivo cambiamento di mentalità che induca ad adottare nuovi stili di vita. Tali stili di vita devono essere ispirati alla sobrietà, alla temperanza, all’autodisciplina, sul piano personale e sociale. Bisogna uscire dalla logica del mero consumo e promuovere forme di produzione agricola e industriale che rispettino l’ordine della creazione e soddisfino i bisogni primari di tutti. Un simile atteggiamento favorisce una rinnovata consapevolezza dell’interdipendenza che lega tra loro tutti gli abitanti della terra (n. 486).

10. La questione ambientale richiede anche una risposta a livello di spiritualità, ispirata dalla convinzione che il creato è un dono, che Dio ha messo nelle mani responsabili dell’uomo, affinché ne usi con amorevole cura. L’atteggiamento che deve caratterizzare l’uomo di fronte al creato è essenzialmente quello della gratitudine e della riconoscenza: il mondo, infatti, rinvia al mistero di Dio che lo ha creato e lo sostiene. Se si mette tra parentesi la relazione con Dio, si svuota la natura del suo significato profondo, depauperandola. Se invece si arriva a riscoprire la natura nella sua dimensione di creatura, si può stabilire con essa un rapporto comunicativo, cogliere il suo significato evocativo e simbolico, penetrare così nell’orizzonte del mistero, che apre all’uomo il varco verso Dio, Creatore dei cieli e della terra. Il mondo si offre allo sguardo dell’uomo come traccia di Dio, luogo nel quale si svela la Sua potenza creatrice, provvidente e redentrice (n. 487).


S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi
Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace


LA LOTTA PER LA LIBERTÀ
A 70 anni dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale
A 51 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
A 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino

Due momenti della storia del novecento visti attraverso il cinema Patrocinio:
Ambasciata della Repubblica di Polonia in Italia
Segreteria di Stato per gli Affari Esteri
Segreteria di Stato per l’Istruzione e la Cultura, l’Università e le Politiche Giovanili
Ufficio Attività Sociali e Culturali

Promosso da:
Centro di Solidarietà San Marino ● Centro Sociale S. Andrea ● Fondazione Santo Marino
Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II ● Paneuropa San Marino ● MSP San Marino
Cooperativa Culturale Il Sentiero ● Biblioteca Popolare di Serravalle
Associazione Stalker – Rimini ● Centro Culturale Walter Tobagi – Carpegna
Associazione Culturale Fontana Viva ● Culturacattolica.org
Media Partner Giornale.sm ● L’Informazione di San Marino ● La Voce di San Marino ● Il Ponte ● Montefeltro ● Generation Y

Lunedì 9 novembre
KATYN
IL MISTERO DI UN CRIMINE MAI RACCONTATO

di Andrzej Wajda

Giovedì 10 dicembre
POPIELUSZKO
NON SI PUO’ UCCIDERE LA SPERANZA

di Rafal Wieczynski

Teatro Concordia di BORGO MAGGIORE (RSM) ore 21
Ingresso 5 € intero – 4 € Ridotto
Info: 0549.900759 e.mail csandrea@omniway.sm / www.centrosantandrea.org
Teatro Concordia: 0549.883030 - info.cinema.uasc@pa.sm

Le giornate scelte sono molto significative la prima il VENTENNALE DELLA CADUTA DEL MURO DI BERLINO (che ha visto il crollo del simbolo dell’ideologia comunista che ha tenuto sotto il proprio controllo i popoli dell’Europa dell’Est) e la seconda la GIORNATA MONDIALE DEDICATA DALL’ONU AI DIRITTI UMANI (proprio quest’anno ricorre il 70 anno dall’inizio della seconda guerra mondiale che, al termine della quale, ha portato le nazioni a chiedere a gran voce il rispetto dei diritti naturali dell’uomo che erano stati calpestati anche in quell’ultimo conflitto).

I due film proposti raccontano episodi della storia recente riguardante la nazione polacca, costituita da un popolo fiero della propria identità sempre alla ricerca della libertà nella verità.
Proprio il messaggio che ci giunge da questi film è universale: la persona che ha a cuore la sua vera statura umana è guidata dal coraggio della ricerca della verità, che si oppone alla viltà ed alla menzogna.
Questo è il vero patrimonio comune dei popoli europei, da trasmettere alle giovani generazioni.

CONCERTO PER CHOPIN
A 200 anni dalla nascita.
18 aprile ore 21,00 Teatro degli Atti RIMINI Marek Szlezer è nato a Cracovia nel 1981 e ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di cinque anni.
Con la vincita del primo premio assoluto al IV Concorso Pianistico Internazionale (Roma 1993) l’artista inizia un’intensa attività concertistica
in patria e all’estero.
Negli anni 1994-2000 ha frequentato l’Ecole Normale de Musique de Paris A.Cortot ottenendo il Diplome Superieure de Concertiste. Nel
2004 ha concluso gli studi presso l’Accademia Musicale di Cracovia conseguendo il diploma con lode. Nello stesso anno ha ottenuto la borsa
di studio reale Regina Elisabetta che gli ha permesso di seguire il corso di perfezionamento presso la Chapelle Musicale Reine Elizabeth di
Brussel.
Ha vinto importanti borse di studio fra cui quella della Fondazione YAMAHA. Ha seguito corsi di perfezionamento tenuti da A.Ciccolini, D.
Bashkirov, E. Mogilevski, V. Banfield, M. Pressler, D. Merlet, J. Vanden-Eyden, H. Czerny-Stefańska e Krzysztof Penderecki.
Apprezzato interprete dell’opera di Fryderyk Chopin ha conseguito il primo premio al concorso per la borsa di studio dell’Associazione
F. Chopin di Varsavia, il terzo premio al Concorso Chopiniano Internazionale di Mariańskie Łaźnie (Repubblica Ceca).
Con il suo recital è stato inaugurato il 56° Festival Chopiniano di Duszniki Zdrój (Polonia). Nella notte dell’entrata della Polonia nell’Unione
Europea (1° maggio 2004) gli è stato riservato l’onore di esibirsi al pianoforte appartenuto a Chopin e conservato presso il museo del
Collegium Maius dell’Università Jagiellonica.
Nel 2005 ha preso parte al concerto di inaugurazione della Fondazione Regina Elisabetta esibendosi accompagnato dalla English Chamber
Orchestra. Ha registrato per la Radio e la Televisione di diversi Paesi europei. Ha inciso diversi compact disc con importanti case discografiche,
fra le quali DUX, Amadeus e Moderato Classics.

Per informazioni
Centro Culturale Il Portico del Vasaio
tel. 334 9578530

Fondazione Giovanni Paolo II
tel. 335 7930402

TEATRO DEGLI ATTI
Via Cairoli, 42 - Rimini

L'iniziativa è promossa da: Il Portico del Vasaio e dalla Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II con il sostegno di: Istituto Polacco di Roma, Consolato Generale della Repubblica Polacca in Milano
Con il Patrocinio del Comune di RIMINI

Comunicato stampa a seguito del Convegno di studio “Natura e finalità dei musei Diocesani” (Domagnano-San Marino 13 novembre 2010)

“Natura e finalità dei Musei Diocesani”
Sala Fondazione Int. Giovanni Paolo II
P.zza Filippo da Sterpeto 12 Domagnano – San Marino

Coordinatore don Gabriele Mangiarotti
Commissione Culturale Diocesi S.Marino - Montefeltro

Ore 9,30 S.E. Mons. Luigi Negri - Vescovo di San Marino-Montefeltro e Presidente della Fondazione Giovanni Paolo II
Introduzione
Mons. Giancarlo Santi – Presidente Associazione Musei Diocesani
"Il problema"
Ore 9.45 Dom Michael Zielinski - Vice Presidente Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa
"Comunicazione e significati nei prodotti dell’arte sacra"

Ore 10.30 Prof. Santino Langé –
Professore emerito Politecnico di Milano
"Arte religiosa: conoscenza intuitiva e espressione nell’azione liturgica"
Ore 11.00 Dott. Marco Marcucci – Direttore Scientifico Museo Diocesano del Montefeltro, già Funzionario Soprintendenza Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici delle Marche
"Il governo dei beni religiosi nella normativa della Chiesa e dello Stato italiano: la gestione dei musei."

Ore 11.30 Tavola rotonda: presiede Mons. Giancarlo Santi
Prof. Paolo Biscottini – Direttore Museo Diocesano Milano
Don Gianmatteo Caputo – Direttore Museo Diocesano Venezia
Arch. Carlo Capponi – Responsabile Beni Culturali Diocesi di Milano
Suor Maria Gloria Riva – Pubblicista d’arte
Prof. Giovanni Gentili – Commissione Arte Sacra Diocesi di Rimini

Interventi e discussione

Ore 12.30 Presentazione dei supporti multimediali realizzati da Fotonica Srl

L’iniziativa è realizzata dalla :
Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero Sociale della Chiesa con il Patrocinio di:
PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI DELLA CHIESA

SEGRETERIA di STATO per l’Istruzione e la Cultura l’Università e le Politiche Giovanili della Repubblica di San Marino

Pastorale per la Cultura Diocesi di San Marino – Montefeltro

Museo Diocesano del Montefeltro “Mons. Antonio Bergamaschi”

COMUNICATO STAMPA FINALEIl giorno 13 novembre 2010 si è tenuto a Domagnano–San Marino il convegno di studio sul tema “Natura e finalità dei Musei Diocesani”, organizzato dalla “Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero Sociale della Chiesa.
Ad esso hanno dato patrocinio: la Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa; la Segreteria di Stato alla Cultura, Istruzione, Università, Ricerca e Informazione RSM; il Comitato per i Beni Culturali Ecclesiastici della CEI; la Pastorale per la Cultura – Diocesi di S. Marino-Montefeltro.
Il convegno rappresenta un primo approfondimento culturale e scientifico che fa seguito all’apertura - tenutasi l’ 8 luglio 2010 - di una esposizione di beni in giacenza presso il Museo Diocesano, con sede in Palazzo Bocchi a Pennabilli, nel quale le opere esposte sono prima di tutto testimonianza della fede che si esprime nella Chiesa Particolare di San Marino – Montefeltro. L’esposizione, pensata flessibile, ha mostrato efficacemente la possibilità di integrazione tra gli spazi propriamente dedicati al Museo e gli altri contigui di Sant’Agostino e del Centro antico, così chiamati a costituire un luogo di memoria dell’antica diocesi montefeltrina.
Dopo una breve presentazione di Don Gabriele Mangiarotti, coordinatore della Commissione Culturale Diocesana, i lavori del convegno sono stati aperti dalla relazione di Sua Ecc. Mons. Luigi Negri che ha chiarito il rapporto tra la vita e la pastorale della Chiesa con la specifica tematica della conservazione e valorizzazione dei documenti storico-artistici - mobili e immobili – che rappresentano memoria nei secoli della comunità locale e il cui valore e importanza consiste nel sapere proiettare al presente e al futuro – in modo attivo – l’esperienza della vita religiosa del passato.
Le relazioni seguite a questa introduzione hanno messo in luce tre aspetti fondamentali di questa premessa: l’Abate Dom Michael Zielinski, Vice Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, ha tratteggiato la peculiarità del messaggio che viene trasmesso dal patrimonio artistico e la modalità per la comprensione dei significati che esso trasmette.
Nella sua relazione ha sottolineato come la virtù mariana della “visitazione” - di cui la visita al museo è in qualche misura metafora – mette in evidenza l’ecumenismo culturale e sociale nei musei, specialmente in Italia. In essi bisogna invitare il visitatore ad innamorarsi della fede attraverso la bellezza che è comprensione intuitiva e al tempo stesso sensoriale del linguaggio dell’arte. Esperienza non solo intellettuale, ma anche affettiva.
“L’opera in sé non esiste: l’opera è sempre all’opera” cita dom Zielinski da Heidegger; la risposta, come è legata alla domanda, così è anche legata “all’ora” in cui viene posta la domanda stessa (diversa pertanto sarà la risposta di un visitatore giovane, di uno ateo, di uno alla ricerca…). È l’opera che guarda noi, che ci interroga e che ci fa sentire in una Storia di cui partecipiamo.
Lo spazio del museo non è uno spazio innocuo. Guardare non significa vedere; e tanto meno intra-vedere. Ma “contemplare”. Solo esaurendo il significato dell’opera in quanto tale, infatti, si giunge al mistero. Per un monaco, - quale è il relatore - il museo non è il cortile della chiesa: è parte della Chiesa.
Il museo è perciò non solo luogo del silenzio, ma anche luogo della “rispettosa distanza” di cui il visitatore ha bisogno perché si compia la sua esperienza personale.
Ne è seguita la relazione del prof. Santino Langé, docente nel settore della conservazione e restauro del Politecnico di Milano, che ha tratteggiato il processo di espressione e produzione degli spazi e degli oggetti sacri in funzione dell’azione liturgica e infine quella del dott. Marco Marcucci, investito della direzione del Museo, che ha toccato i punti concretamente operativi per la possibilità di fruizione di una raccolta di memorie religiose nel rispetto dei criteri di tutela voluti dalla Commissione Episcopale Italiana (CEI) e dallo Stato Italiano (codice dei beni culturali 15 dicembre 2004).
Alle relazioni è seguita una Tavola rotonda presieduta magistralmente da Mons. Giancarlo Santi, Presidente dell’Associazione Musei Diocesani, alla quale hanno partecipato insigni studiosi e operatori del settore: il Prof. Paolo Biscottini, Direttore del Museo Diocesano di Milano; Don Gianmatteo Caputo, Direttore del Museo Diocesano di Venezia; l’Arch. Carlo Capponi, Responsabile dei Beni Culturali della Diocesi di Milano; Suor Maria Gloria Riva, pubblicista d’arte; il Prof. Giovanni Gentili, membro della Commissione di Arte Sacra della Diocesi di Rimini.
A conclusione dei lavori il prof. Paolo Bossi ha presentato un progetto – iniziato con la collaborazione del dott. Luca Giorgini e della ricercatrice Raffaella Laviscio ormai in stato di avanzata definizione – di uno strumento informativo interattivo destinato a mettere in connessione gli oggetti d’arte presenti fisicamente nel deposito del museo con quelli di natura mobile e immobile dell’intero territorio diocesano. Un primo esito del convegno sarà costituito da un volume di atti con le relazioni e gli interventi della Tavola rotonda. Particolare cura sarà inoltre dedicata al progetto dello strumento informatico.
A concludere, il convegno ha messo in luce la particolare natura dei Musei e delle Raccolte di Interesse Religioso che non hanno come principale obbiettivo l’esplorazione estetica o antropologica ma riportano queste dimensioni alla globalità dell’esperienza religiosa e, attraverso tutti gli opportuni strumenti, il compito di immettere in modo cosciente tutti i fruitori in una storia di un territorio nella sua espressione e azione di popolo cristiano.

San Marino, “Rinascere della crisi: economia, valori, bene comune”

14 Maggio 2011 Prof Anolli “Formazione e produzione di cultura, per una riflessione profonda sulle dinamiche dei mercati internazionali che, ad imbuto, scendono e si focalizzano sulla Repubblica di San Marino”. Perché, come un’araba fenice, oggi è necessario riuscire a rinascere e guardare con slancio al futuro.
Si è incardinato sul tema “Rinascere dalla crisi: economia, valori e bene comune” il ciclo di seminari per leader che la Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II - con la consulenza scientifica dell’Università del Sacro Cuore di Milano - ha in corso di realizzazione, dal 2010, nel piccolo Stato. Un articolato programma formativo condiviso e sostenuto dai più importanti Istituti di Credito e dalle fondazioni bancarie della Repubblica di San Marino.
L’ultimo appuntamento del ciclo si è tenuto sabato 14 maggio, nella sede di Banca Agricola Commerciale (Via 3 Settembre n. 316 - Dogana): il professor Mario Anolli (Preside della Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie ed assicurative dell’Università Cattolica) ha relazionato su “La gestione dei rischi finanziari” con un’analisi approfondita sui principali approcci alla gestione dei rischi affrontati dagli intermediari finanziari, senza trascurare la necessaria attenzione alla normativa prudenziale in questo ambito.
Mario Anolli, assieme al dottor Pier Paolo Fabbri (Presidente dell’associazione bancaria sammarinese), al dottor Mario Giannini (Direttore Generale di Banca Centrale della Repubblica di San Marino) e a Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri (Presidente della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II), hanno dato impulso alla giornata attraverso una serie di interventi mirati.
“La Repubblica di San Marino – ha esordito Pier Paolo Fabbri –, per quel che concerne il settore bancario, ha già intrapreso la strada della trasparenza. Il cambio di passo, rispetto al passato, ha già portato alcuni risultati. Oggi il rapporto con le istituzioni è certamente più costruttivo e la condivisione con Banca Centrale di questo percorso è, di fatto, un segnale chiaro”.
Mario Giannini, dopo aver analizzato la struttura del mercato bancario e finanziario (“Oggi il Titano vede la presenza di 12 banche, 35 società finanziarie e fiduciarie, due imprese di investimento, due società di gestione e 49 intermediari assicurativi quando, a fine 2008, le finanziarie erano ben 53”), si è soffermato sui motivi della contrazione dei soggetti presenti nel sistema finanziario. “Da giugno 2009 a dicembre 2010 si sono ridotte notevolmente le masse amministrate, che sono scese da 3,3 miliardi a 1,1 miliardi”. Le cause? Lo scudo fiscale e . parimenti a questa contrazione si legano anche il progressivo rafforzamento dell’attività di vigilanza ispettiva, l’evoluzione continua del quadro normativo – sempre più stringente -. per l’adeguamento agli standard internazionali. All’impegno profuso dalla Repubblica in materia di innalzamento degli standard sta facendo da contraltare le criticità nei rapporti con l’Italia. “Il Ministero dell’Economia e della Finanza, congiuntamente con Bankitalia, non ritengono allo stato di firmare gli accordi tra le due autorità di vigilanza” ha sottolineato il Direttore Generale di BCSM. Che poi, sul problema della liquidità, ha aggiunto: “Abbiamo avviato una serie di commissioni miste per creare un caveau, che servirà per gestire, in maniera accentrata i contanti”. Verrà istituita inoltre una “centrale rischi”, un passaggio utile, come ha rimarcato Giannini, “per presentarsi anche all’esterno”. In termini di prospettiva di medio-lungo temine, Giannini ha spiegato che, “Oltre al recupero della reputazione e della fiducia”, le potenzialità di crescita si legano “a una eventuale integrazione finanziaria del Titano allo Spazio Economico Europeo o all’Ue”.
“Perché avvengano le cose, ci vuole un luogo ma anche un gruppo di persone che le porti avanti”.
Così Anolli, che, dopo aver ricordato i 90 anni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha annunciato il secondo step del seminario, che partirà a settembre e che è “rivolto ai manager delle banche sammarinesi”. Il secondo percorso tratterà, tra i tanti temi, a partire dal contesto economico-finanziario internazionale, di etica e finanza, di gestione dei rischi bancari, di economia e gestione delle banche, del diritto del mercato finanziario, di controllo di gestione, con un particolare riferimento alla capacità del sistema di dare un’adeguata comunicazione di sé anche alla luce della dottrina sociale della Chiesa, nelle sue implicazioni di responsabilità sociale e intermediazione finanziaria.
Sulla dottrina sociale le suggestioni di Monsignor Luigi Negri, “La dottrina sociale va contro le ideologie che hanno spostato il ruolo dell’uomo. L’egemonia di queste forze hanno voluto trasformare la persona in una variabile dipendente”. Citando più volte Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Sua Eccellenza, richiamando le parole dell’attuale Sommo Pontefice, ha evidenziato il rischio “di un’ideologia della tecnica”, che soffoca l’uomo.
“Il totalitarismo del terzo millennio è quello di concepire e far vivere una società senza che l’uomo sia al centro con tutti i suoi diritti”.
“Bisogna fissare un termine di metodo” e vedere l’uomo “nella sua totalità. Se l’uomo sa chi è, esprime la sua identità in quello che fa”. La dottrina sociale, in questo senso, “pone il problema del soggetto-uomo”. L’individuo, in estrema sintesi, vive la sua soggettività attraverso la sua professionalità.
“Quando uno esprime nella sua professionalità la sua identità allora lavora per qualcuno e non per sé, questo fa nascere società”.

31 Maggio ore 21,15 Best Western Palace Hotel Serravalle RSM

GESU' di NAZARET dall'ingresso a Gerusalemme alla risurrezione presentazione del libro di Benedetto XVI
"Gesù di Nazaret dall'ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione."
Il libro sarà commentato da S. Eminenza il Card. Carlo Caffarra alla presenza di S. E. Mons. Luigi Negri.

L'iniziativa è stata pensata come preparazione alla imminente visita di Sua Santità Papa Benedetto XVI alla Diocesi San Marino-Montefeltro.

L' incontro è promosso da:
Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II e dal Comitato Diocesano per la visita del Papa,
con la collaborazione di:
Fondazione Meeting per l'Amicizia fra i Popoli, Carità Sanza Confini Onlus, Centro Culturale W. Tobagi, Centro Sociale Sant'Andrea, Cooperativa Culturale Il Sentiero,
e l'adesione di :
AGECS, AGESCI, Azione Cattolica, Comunione Liberazione, Rinnovamento nello Spirito.

LA RELAZIONE SVOLTA da S. Em. Card. Carlo CAFFARRA Riflessioni su «Gesù di Nazareth» di Benedetto XVI

Non è frequente che un Papa scriva e pubblichi libri durante il pontificato. Benedetto XVI lo ha fatto. Per quale ragione? Nel primo punto della nostra riflessione cercherò di rispondere a questa domanda.
1. Perché «Gesù di Nazareth».
La risposta a questa domanda ci è data dal Papa stesso nella lunga ed importante prefazione del libro.
Due sono le affermazioni da cui desidero partire. La prima dice: «[questo libro] è unicamente espressione della mia ricerca del "volto del Signore" (cfr. Sal 27, 8)». La seconda dice: «[A cominciare dagli anni cinquanta]… Lo strappo fra il "Gesù storico" e il "Cristo della fede" divenne sempre più ampio; l'uno si allontanò dall'altro a vista d'occhio. Ma che significato può avere la fede in Gesù il Cristo, in Gesù Figlio del Dio vivente, se poi l'uomo Gesù era così diverso da come lo presentano gli evangelisti e da come, partendo dai Vangeli, lo annuncia la Chiesa?».
Le due affermazioni sono ricche di significato, e vanno al cuore della nostra fede ed esperienza cristiana.
Il Papa dice di essere alla ricerca del volto del Signore. L'espressione è biblica, e denota non la ricerca di qualcosa che non si ha ancora, ma un cammino di progressivo approfondimento dell'amicizia col Signore Gesù. La fede, la vita cristiana dipende interamente da questo rapporto. È il loro autentico punto di riferimento [cfr. I pag. 8] . Siamo forse troppo abituati a pensare e a vivere la fede cristiana prevalentemente come un codice di comportamento. La riduzione del cristianesimo ai "valori" come oggi si dice, è una grave malattia delle nostre comunità cristiane. Benedetto XVI all'inizio della sua prima Enciclica aveva scritto: «All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» [Lett. Enc. Deus Caritas est 1, 2]. Ora, ci dice il Papa, a questa ricerca del volto del Signore Gesù, dagli anni cinquanta in poi si è frapposto un gravissimo ostacolo. Non solo nella ricerca di J. Ratzinger, ma anche nella ricerca del volto del Signore che struttura la vita cristiana di ogni fedele. Il Papa indica l'ostacolo nel modo seguente: il Gesù storico si allontana sempre più dal Cristo della fede. Che cosa significano queste parole? perché separare il Gesù storico dal Cristo della fede è un gravissimo ostacolo alla nostra ricerca del volto del Signore?
→ Noi ogni domenica professiamo la nostra fede in Gesù colle seguenti parole: «e in Gesù Cristo unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre…». Questi è il Cristo della fede. Cioè: il credente crede nel cuore e professa colla bocca che Gesù, il Gesù di cui parlano i vangeli, è il Cristo, l'Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre, Dio da Dio …
→ Se però leggiamo i vangeli, come ogni domenica facciamo, possiamo avere l'impressione che il Gesù di cui essi parlano sia non solo molto diverso ma tutt'altro da come viene presentato dalle parole del Credo. Questo punto va approfondito bene; vogliate prestarmi molta attenzione.
A partire già dall'Illuminismo, ma soprattutto a partire dagli anni cinquanta i quattro vangeli vengono sottoposti allo stesso trattamento cui sono sottoposti dagli storici gli altri testi antichi. Vengono esaminati col solo metodo storico-critico quale è stato elaborato dalla scienza storica contemporanea.
È metodo storico, perché cerca di individuare i processi storici attraverso cui si sono formati i vangeli, descrivendone le varie tappe. È metodo critico, perché si serve dei criteri scientifici il più possibile obiettivi nell'analizzare le varie tappe della formazione del testo.
Quali sono gli elementi fondamentali del metodo storico-critico, le varie tappe in cui si struttura la sua ricerca? Sono cinque: 1) la critica testuale; 2) l'analisi linguistica con gli studi della filologia storica; 3) la critica letteraria delle fonti e il modo, i generi letterari e il loro ambiente; 4) la critica delle tradizioni e la loro evoluzione secondo l'ambiente vitale; 5) la critica della redazione fino allo studio del testo in sé come opera unitaria [cfr. L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa I, 11; EV 13/2868-2871].
Il risultato della ricerca di Gesù fatta a partire dai testi evangelici sottoposti alla metodologia storico-critica sarebbe che «sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo in seguito la fede della sua divinità abbia plasmato la sua immagine»[I. 8]. Cioè: è il Cristo della fede e la sua immagine che ha generato, ha "plasmato" l'immagine di Gesù trasmessa dai Vangeli. Il Cristo della fede ha "creato" il Gesù dei vangeli. E Gesù come era storicamente, che cosa ha fatto, che cosa ha detto in realtà? «sappiamo ben poco».
Potrebbe sembrare che siano questioni chiuse dentro i dibattiti dei competenti. Non è così, dice il Papa. «Questa impressione, nel frattempo è penetrata profondamente nella coscienza comune della cristianità» [I, 8].
Spero di avere chiarito che cosa significa lo strappo tra il «Gesù storico» e il «Gesù della fede».
Ma ci eravamo fatti una seconda domanda: perché questo strappo è un ostacolo gravissimo per la fede cristiana? per la ricerca del volto del Signore? «perché rende incerto il suo autentico punto di riferimento», dice il Papa, «l'intima amicizia con Gesù, da cui tutto dipende, minaccia di annaspare nel vuoto» [ibid.]. Se per la proposta cristiana il centro è il riferimento ad una Persona, la Persona di Gesù, e non ad una sua immagine o alla sua dottrina; se la Persona sfuma nell'incertezza, sbiadisce fino al punto da non possedere più alcun contorno preciso, la proposta cristiana diventa impossibile e irragionevole: non si è amici di uno che non si sa chi sia. Ha una sola via per salvarsi: proporsi o semplicemente come una dottrina religiosa o come una morale. Cosa che in questi decenni sta puntualmente accadendo.
Dunque il Papa scrive questo libro e per un bisogno interiore: continuare la sua appassionata ricerca del volto del Signore; e per un dovere apostolico: aiutare i fedeli ad uscire da questa situazione drammatica.
Ora dobbiamo compiere un secondo passo nella nostra ricerca. Come fa il Papa a mettere in atto questo suo impegno? in che modo ci aiuta ad uscire da quella situazione drammatica?
Cercherò di rispondere a questa domanda nel secondo punto della mia riflessione.
2. Il metodo di «Gesù di Nazareth».
Il progetto del Santo Padre dunque, che mira a dimostrare la fondatezza storica di Gesù di Nazareth quale ci è presentato dai vangeli, è animato da una profonda fede personale e da una grave preoccupazione pastorale. Dico subito: la risposta del S. Padre non è il rifiuto del metodo storico-critico, ma un suo ridimensionamento critico. Perché il Papa non rifiuta il metodo storico-critico? perché non può, non deve essere rifiutato. Nel suo libro intervista, Luce del mondo, egli dice: «Se crediamo che Cristo è storia autentica e non mito, la testimonianza di Lui deve essere accessibile anche storicamente» [pag. 236]. E sempre nella prefazione a Gesù di Nazareth I dice più diffusamente: «Per la fede biblica … è fondamentale il riferimento a eventi storici reali … Essa si fonda sulla storia che è accaduta sulla superficie di questa terra. Il factum historicum per essa non è una chiave simbolica che si può sostituire, bensì fondamento costitutivo. Et incarnatus est – con queste parole noi professiamo l'effettivo ingresso di Dio nella storia reale» [pag. 11].
Ciò che è proprio della fede cristiana è affermare che la nostra salvezza è operata da fatti storici, accaduti in un tempo preciso e in un territorio determinato: sono quei fatti che hanno operato la nostra salvezza. Perché di quei fatti Dio era l'attore, il protagonista. Pertanto «se mettiamo da parte questa storia, la fede cristiana viene eliminata e trasformata in un'altra religione». È questa la ragione per cui la ricerca del volto del Signore deve esporsi al metodo storico, non può prescindere da esso.
Esso basta per incontrare il volto del Signore? usando questa metodologia o i suoi risultati siamo introdotti nell'amicizia con la persona di Gesù? Assolutamente no, perché questa metodologia soffre, secondo il S. Padre, di tre limiti che sono inerenti alla sua stessa natura.
Il primo limite è che la metodologia storica pone il testo che analizza nel passato, e per sua natura è inetta a rapportarlo al presente. Ora il credente non legge i vangeli per essere semplicemente informato su ciò che è accaduto a Gesù di Nazareth duemila anni orsono. Egli è mosso alla lettura da una profonda affezione, generata dalla fede, alla persona di Gesù come "Colui che solo ha parole di vita eterna".
Il secondo limite è che la metodologia storica è la considerazione, inevitabile per la scienza storica, del testo evangelico solo come una parola umana, «trascurando il fatto che è anche parola divina, che apre il testo ad un sovrappiù di senso, dato dall'Autore divino» [ G. Segalla, Gesù di Nazareth tra passato e presente in M. Tagliaferri (a cura di), Il Gesù di Nazareth di J. Ratzinger, Cittadella Editrice, Assisi, 2011, 37].
Il terzo limite è che la metodologia storica è come costretta a "tagliare" il testo in parti sempre più piccole, perdendo così la comprensione del tutto, la quale è la comprensione più vera.
In che modo allora il S. Padre fa uso della metodologia storico-critica, superandone i limiti ed integrandola in una lettura dei vangeli più profonda?
Parto da un esempio. Se io voglio capire e gustare la Pietà di Michelangelo, certamente mi è utile che io conosca la vita del grande artista, i rapporti che aveva con la cultura del suo tempo, la sua concezione dell'arte, e molte altre cose che trovo nei libri di Storia. È questo che mi insegna la storia dell'arte. Ma non basta: devo in un qualche modo rivivere in me la stessa esperienza spirituale vissuta da Michelangelo e scolpita nel marmo.
Analogamente procede il S. Padre. Quanto egli scrive a I, pag. 16 – 17 è fondamentale: «La Scrittura è cresciuta nel e dal soggetto vivo del popolo di Dio in cammino e vive in esso. Si potrebbe dire che i libri della Scrittura rimandano a tre soggetti che interagiscono». L'autore che ha scritto; il popolo cristiano a cui appartiene e a cui si rivolge; Dio stesso che conduce ed interpella il popolo cristiano e che parla nel profondo attraverso gli uomini.
Si potrebbe anche dire: gli evangelisti hanno scritto i vangeli interpretando nella luce della fede [della Risurrezione!] Gesù di Nazareth; è la fede della Chiesa degli apostoli; sono stati guidati da Dio stesso. Se io oggi li voglio veramente capire, devo pormi dentro questa stessa fede, la quale si richiama necessariamente ad un dato storico, di cui ha una comprensione più profonda.
Mi spiego con un altro esempio. Immaginiamo che la lettera inviata dal fidanzato alla fidanzata giunga e nelle mani di questa e nelle mani di un'altra ragazza. Quale delle due la comprenderà più profondamente? non c'è dubbio, la fidanzata. Perché esse vive, sta vivendo ciò di cui si parla.
Ecco che cosa ha fatto il S. Padre scrivendo questo libro. Ci ha mostrato il volto di Gesù, che egli sta sempre cercando. Lo ha fatto tenendo conto della critica storica, perché la ricerca del volto di Gesù è la ricerca di una persona in carne ed ossa vissuta su questa terra. Lo ha fatto, integrando questa critica storica, in una lettura generata dalla fede. Questa lettura fa "attuale" e vivo il volto del Signore e le sue parole; legge i vangeli nel loro insieme, nella loro unità interiore; alla fine trasfigura la lettura in ascolto di un Dio, il Dio dei cristiani. Perché Gesù ha semplicemente portato Dio all'uomo [cfr. I, 67]; in Gesù la Vita eterna si è fatta disponibile all'uomo [1 Gv 1, 1-4].
Il S. Padre dà una sintesi stupenda della "metodologia" che ha guidato il suo lavoro. Scrive nella prefazione del secondo volume: «Il Gesù storico, come appare nella corrente principale dell'esegesi critica, … è troppo ambientato nel passato per rendere possibile un rapporto personale con Lui [II, 8-9].
Coniugando tra loro le due ermeneutiche … ho cercato di sviluppare uno sguardo sul Gesù dei vangeli e un ascolto di Lui che potesse diventare un incontro e tuttavia nell'ascolto in comunione con i discepoli di tutti i tempi giungere anche alla certezza della figura veramente storica di Gesù [II, 9]».
«Dunque il Gesù della storia non come oggetto di una storia passata, ma come una persona da incontrare nel Vangelo e inoltre il Gesù nella storia, cioè nella tradizione viva della Chiesa fino al contesto culturale ed ecclesiale odierno» [G. Segalla, op, cit. pag. 54].
3. Un esempio: la Risurrezione di Gesù
Desidero ora, molto brevemente, darvi un esempio attraverso la presentazione del cap. 9 del secondo volume: La risurrezione di Gesù dalla morte [pag. 269 ss.]. La ragione della scelta è duplice. In primo luogo trattasi del fondamento della fede cristiana: «La fede cristiana sta o cade con la verità della testimonianza secondo cui Cristo è risorto dai morti … Se si toglie questo … la fede cristiana è morta» [pag. 269]. In secondo luogo perché è un capitolo di grande catechesi – degna dei Padri della Chiesa – nel quale vediamo in atto in maniera molto chiara quella simultanea coniugazione di ermeneutica storica e di ermeneutica della fede, di cui ho parlato precedentemente. Procederò in maniera un po' schematica. Quale è il punto di partenza di una ricerca sulla risurrezione di Gesù? Scrive un teologo contemporaneo: «Purtroppo molti che discutono di teologia e di catechesi, hanno oggi una tale sottigliezza e scaltrezza di linguaggio da poter coniare innumerevoli espressioni e giri di frase che lasciano costantemente incerti il lettore e il fedele proprio sulla questione essenziale: se Gesù Cristo sia vivo oggi fra noi, come persona, unica, irripetibile» [A. Sicari, Viaggio nel Vangelo, Jaca Boock, Milano 1995, 142]. In poche parole: «Se Gesù sia esistito soltanto nel passato o invece esiste anche nel presente, ciò dipende dalla sua risurrezione» [pag. 270].
La prima domanda dunque è la seguente: che cosa è realmente successo? Non la rianimazione di un cadavere, cosa che potremmo "inquadrare" dentro le nostre misure. «La risurrezione di Gesù è stata l'evasione verso un genere di vita totalmente nuovo, verso una vita non più soggetta alla legge del morire e del divenire, ma posta al di là di ciò – una vita che ha inaugurato una nuova dimensione dell'essere uomini» [pag. 272]. In questo senso, solo se Gesù è veramente risorto è accaduto qualcosa di veramente nuovo.
Sulla base di che cosa noi cristiani siamo certi che questo evento è realmente accaduto? Sulla base di ciò che gli apostoli hanno costatato; e quindi sulla base delle loro testimonianze. Ed è nell'analisi di queste testimonianze che il S. Padre mette in atto la sua metodologia. Non ci è possibile ora seguire passo passo questa analisi, alla fine della quale espone in maniera sintetica la natura della risurrezione di Gesù e il suo significato storico. Ecco come presenta sinteticamente la peculiare natura della risurrezione: «Essa è un evento dentro la storia che, tuttavia, infrange l'ambito della storia e va al di là di essa … nella risurrezione è avvenuto un salto ontologico che tocca l'essere come tale, è stata inaugurata una dimensione che ci interessa tutti e ha creato per tutti un nuovo ambito di vita, dell'essere con Dio» [pag. 303-304].
Tuttavia subito aggiunge: «Come eruzione della storia che la supera, la risurrezione prende tuttavia il suo inizio nella storia e fino ad un certo punto le appartiene … ha lasciato una sua impronta nella storia. Per questo può essere attestata da testimoni come un evento di una qualità tutta nuova» [pag. 305].
La liturgia pasquale ci ricorda spesso: risuscitò nel suo vero corpo. Cioè nello stesso corpo concepito da Maria, crocefisso e sepolto. Esso – Gesù nel suo corpo – appartiene a questa creazione; ma è in esso che irrompe la nuova vita, trasfigurandolo in un nuovo modo di essere. Questa irruzione è accaduta in questo mondo, dentro questa creazione e nello stesso tempo da essa (irruzione) questa creazione è stata trasferita in una nuova dimensione.

Conclusione
Ritorno agli inizi. Il S. Padre con questo libro svolge il suo ministero petrino: ricondurci tutti al centro della fede cristiana, la persona vivente di Gesù; vuole aiutarci a vivere consapevolmente il nucleo centrale dell'esperienza della fede, l'incontro con Gesù. Questo è il compito primo ed essenziale di Pietro.
Ma vorrei, per finire, fare un'osservazione. È da Leone XIII che i Papi avevano non solo legittimato ma raccomandato il metodo storico-critico. Per la prima volta un Papa lo usa all'interno di una lettura dei Vangeli, lettura non limitata ad esso.
E qui vediamo in atto una delle caratteristiche di questo pontificato. Confrontarsi colla sfida che viene dall'uso del metodo storico proprio a riguardo del Fatto centrale del cristianesimo, dimostrando concretamente che quella sfida può e deve essere accettata all'interno di una ermeneutica della fede, purché si accetti di allargare gli spazi della propria razionalità. Non è questa la grande sfida di questo pontificato? Salvare l'humanum, iniziando da ciò che – come dice Tommaso – "est potissimum in homine", la sua ragione.
Le citazioni, quando non è detto il contrario, sono da Gesù di Nazareth: I, primo volume, II, secondo volume.

SALUTO DEL VESCOVO AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PRIMA DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA A SERRAVALLE RSM

Beatissimo Padre, questa Chiesa particolare di San Marino-Montefeltro, che vive da oltre 1700 anni, si raccoglie, piena di gratitudine e di affezione, attorno a Vostra Santità, riconoscendo nell’incontro di oggi un gesto di straordinaria carità ecclesiale e di singolare affezione.
Santità, questa Chiesa è nata dall’evangelizzazione che due Santi Marino e Leone, provenienti dalle terre di Croazia, hanno iniziato fra queste umili popolazioni. All’evangelizzazione di San Marino si deve, poi, la nascita anche di quella straordinaria esperienza di società che caratterizza la storia della Repubblica di San Marino.
Per secoli questa Chiesa è stato fertilissimo punto di incontro fra le Chiese di Croazia, la presenza della tradizione greca a Ravenna, il ritmo dei pellegrinaggi verso Roma e verso la Terra Santa, il fiorire di congregazioni e di ordini religiosi che hanno reso sempre viva questa comunità. Questa comunità ha sempre avuto, comunque, l’occhio ed il cuore rivolti, con totale dipendenza, al successore dell’apostolo Pietro.
Santità, qui la fede ha creato una cultura di popolo, ha custodito questa cultura e l’ha educata, contribuendo a realizzare una “civiltà realmente della verità e dell’amore”.
Questa Chiesa ha vissuto e vive una singolarissima predilezione verso la Madre del Signore, alla quale la Madre del Signore ha corrisposto attraverso momenti di apparizioni e di miracoli, che a distanza di secoli vengono ancora venerati dalla fede di questo nostro popolo.
La fede è stata, lungo i secoli, la grande ricchezza di questo popolo: questa ricchezza ha consentito di vivere in maniera seria e dignitosa anche le circostanze difficili della vita: povertà, violenze locali rendendo quanto meno tollerabile e vivibile l’esperienza dei limiti personali e sociali.
Ma poi, anche per questa popolazione, è venuto il tempo della cultura del sospetto nei confronti della Chiesa, con il tentativo condotto con ogni mezzo di staccare il cuore di questo popolo dalla sua tradizione.
Per questo, Santità, ci siamo impegnati come Chiesa alla ripresa forte della nostra identità di popolo cristiano, recuperando nel presente questa nostra grande tradizione cattolica e cercando di costruire su questa tradizione, resa di nuovo esperienza quotidiana, la certezza di una posizione culturale nuova e di un impeto missionario punteggiato da tante, significative, esemplari esperienze di carità cristiana e di solidarietà umana.
La incontriamo con la certezza che Ella, Santità, saprà accogliere questo tentativo che stiamo vivendo, saprà correggere le eventuali difficoltà, saprà confermarci nella nostra identità e nell’impeto missionario che solo può dare un contributo alla ripresa della vita, anche sociale.
Santità, ci diciamo disposti a seguirLa incondizionatamente, nel Suo indefesso e quotidiano servizio al bene di Cristo, della Chiesa e dell’uomo di oggi.
La generosità di questo nostro popolo e l’aiuto consistente ricevuto da istituti bancari e da istituzioni pubbliche mi consentono di affidarle un contributo per le Sue grandi opere di carità, insieme a due preziosi ricordi di questa indimenticabile giornata.
Santità, attendiamo con gratitudine e commozione la Sua parola chiarificatrice, correttiva e confortatrice: ma soprattutto, Santità, ci aiuti a crescere nella fede. Abbia compassione di noi e ci benedica.
+ Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro



CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Stadio di Serravalle - Repubblica di San Marino
Domenica, 19 giugno 2011
Solennità della Santissima Trinità
Cari fratelli e sorelle!
E’ grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia e potervi indirizzare, cari Sammarinesi, il mio più cordiale saluto. Rivolgo uno speciale pensiero ai Capitani Reggenti ed alle altre Autorità politiche e civili, presenti a questa celebrazione eucaristica; saluto con affetto il vostro Vescovo, Mons. Luigi Negri, che ringrazio per le cortesi parole rivoltemi, e, con lui, tutti i sacerdoti e fedeli della diocesi di San Marino-Montefeltro; saluto ciascuno di voi e vi esprimo la mia viva riconoscenza per la cordialità e l’affetto con cui mi avete accolto. Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa Comunità diocesana. So che anche qui non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni. A tutti voglio assicurare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera, a cui unisco l’incoraggiamento a perseverare nella testimonianza dei valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione, con la sua fede granitica della quale ha parlato Sua Eccellenza.
Celebriamo oggi la festa della Santissima Trinità: Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, festa di Dio, del centro della nostra fede. Quando si pensa alla Trinità, per lo più viene in mente l’aspetto del mistero: sono Tre e sono Uno, un solo Dio in tre Persone. In realtà Dio non può essere altro che un mistero per noi nella sua grandezza, e tuttavia Egli si è rivelato: possiamo conoscerlo nel suo Figlio, e così anche conoscere il Padre e lo Spirito Santo La liturgia di oggi, invece, attira la nostra attenzione non tanto sul mistero, ma sulla realtà di amore che è contenuta in questo primo e supremo mistero della nostra fede. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uno, perché amore e l’amore è la forza vivificante assoluta, l’unità creata dall’amore è più unità di un’unità puramente fisica. Il Padre dà tutto al Figlio; il Figlio riceve tutto dal Padre con riconoscenza; e lo Spirito Santo è come il frutto di questo amore reciproco del Padre e del Figlio. I testi della Santa Messa di oggi parlano di Dio e perciò parlano di amore; non si soffermano tanto sul mistero delle tre Persone, ma sull’amore che ne costituisce la sostanza e l’unità e trinità nello stesso momento.
Il primo brano che abbiamo ascoltato è tratto dal Libro dell’Esodo - su di esso mi sono soffermato in una recente Catechesi del mercoledì - ed è sorprendente che la rivelazione dell’amore di Dio avvenga dopo un gravissimo peccato del popolo. Si è appena concluso il patto di alleanza presso il monte Sinai, e già il popolo manca di fedeltà. L’assenza di Mosè si prolunga e il popolo dice: «Ma dov’è rimasto questo Mosé, dov’è il suo Dio?», e chiede ad Aronne di fargli un dio che sia visibile, accessibile, manovrabile, alla portata dell’uomo, invece di questo misterioso Dio invisibile, lontano. Aronne acconsente e prepara un vitello d’oro. Scendendo dal Sinai, Mosè vede ciò che è accaduto e spezza le tavole dell’alleanza, che è già spezzata, rotta, due pietre su cui erano scritte le “Dieci Parole”, il contenuto concreto del patto con Dio. Tutto sembra perduto, l’amicizia subito, fin dall’inizio, già spezzata. Eppure, nonostante questo gravissimo peccato del popolo, Dio, per intercessione di Mosè, decide di perdonare ed invita Mosè a risalire sul monte per ricevere di nuovo la sua legge, i dieci Comandamenti e rinnovare il patto. Mosè chiede allora a Dio di rivelarsi, di fargli vedere il suo volto. Ma Dio non mostra il volto, rivela piuttosto il suo essere pieno di bontà con queste parole: «Il Signore, Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,8). E questo è il Volto di Dio. Questa auto-definizione di Dio manifesta il suo amore misericordioso: un amore che vince il peccato, lo copre, lo elimina. E possiamo essere sempre sicuri di questa bontà che non ci lascia. Non ci può essere rivelazione più chiara. Noi abbiamo un Dio che rinuncia a distruggere il peccatore e che vuole manifestare il suo amore in maniera ancora più profonda e sorprendente proprio davanti al peccatore per offrire sempre la possibilità della conversione e del perdono.
Il Vangelo completa questa rivelazione, che ascoltiamo nella prima lettura, perché indica fino a che punto Dio ha mostrato la sua misericordia. L’evangelista Giovanni riferisce questa espressione di Gesù: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (3,16). Nel mondo c’è il male, c’è egoismo, c’è cattiveria e Dio potrebbe venire per giudicare questo mondo, per distruggere il male, per castigare coloro che operano nelle tenebre. Invece Egli mostra di amare il mondo, di amare l’uomo, nonostante il suo peccato, e invia ciò che ha di più prezioso: il suo Figlio unigenito. E non solo Lo invia, ma ne fa dono al mondo. Gesù è il Figlio di Dio che è nato per noi, che è vissuto per noi, che ha guarito i malati, perdonato i peccati, accolto tutti. Rispondendo all’amore che viene dal Padre, il Figlio ha dato la sua stessa vita per noi: sulla croce l’amore misericordioso di Dio giunge al culmine. Ed è sulla croce che il Figlio di Dio ci ottiene la partecipazione alla vita eterna, che ci viene comunicata con il dono dello Spirito Santo. Così, nel mistero della croce, sono presenti le tre Persone divine: il Padre, che dona il suo Figlio unigenito per la salvezza del mondo; il Figlio, che compie fino in fondo il disegno del Padre; lo Spirito Santo - effuso da Gesù al momento della morte - che viene a renderci partecipi della vita divina, a trasformare la nostra esistenza, perché sia animata dall’amore divino.
Cari fratelli e sorelle! La fede nel Dio trinitario ha caratterizzato anche questa Chiesa di San Marino-Montefeltro, nel corso della sua storia antica e gloriosa. L’evangelizzazione di questa terra è attribuita ai Santi scalpellini Marino e Leone, i quali alla metà del III secolo dopo Cristo sarebbero approdati a Rimini dalla Dalmazia. Per la loro santità di vita sarebbero stati consacrati l’uno sacerdote e l’altro diacono dal Vescovo Gaudenzio e da lui inviati nell’entroterra, l’uno sul monte Feretro, che poi prese il nome di San Leo, e l’altro sul monte Titano, che poi prese il nome di San Marino. Al di là delle questioni storiche – che non è nostro compito approfondire – interessa affermare come Marino e Leone portarono nel contesto di questa realtà locale, con la fede nel Dio rivelatosi in Gesù Cristo, prospettive e valori nuovi, determinando la nascita di una cultura e di una civiltà incentrate sulla persona umana, immagine di Dio e perciò portatore di diritti precedenti ogni legislazione umana. La varietà delle diverse etnie – romani, goti e poi longobardi – che entravano in contatto tra loro, qualche volta anche in modo molto conflittuale, trovarono nel comune riferimento alla fede un fattore potente di edificazione etica, culturale, sociale e, in qualche modo, politica. Era evidente ai loro occhi che non poteva ritenersi compiuto un progetto di civilizzazione fino a che tutti i componenti del popolo non fossero diventati una comunità cristiana vivente e ben strutturata e edificata sulla fede nel Dio Trinitario. A ragione, dunque, si può dire che la ricchezza di questo popolo, la vostra ricchezza, cari Sammarinesi, è stata ed è la fede, e che questa fede ha creato una civiltà veramente unica. Accanto alla fede, occorre poi ricordare l’assoluta fedeltà al Vescovo di Roma, al quale questa Chiesa ha sempre guardato con devozione ed affetto; come pure l’attenzione dimostrata verso la grande tradizione della Chiesa orientale e la profonda devozione verso la Vergine Maria.
Voi siete giustamente fieri e riconoscenti di quanto lo Spirito Santo ha operato attraverso i secoli nella vostra Chiesa. Ma voi sapete anche che il modo migliore di apprezzare un’eredità è quello di coltivarla e di arricchirla. In realtà, voi siete chiamati a sviluppare questo prezioso deposito in un momento tra i più decisivi della storia. Oggi, la vostra missione si trova a dover confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno determinato nuovi orientamenti e modificato mentalità, costumi e sensibilità. Anche qui, infatti, come altrove, non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità. Si è insinuata la tentazione di ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realtà. Così, anche in queste terre, si è iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l’esperienza della fede. Non vanno, poi, dimenticate la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell’ottenere continuità formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa.
Cari amici! Conosco bene l’impegno di ogni componente di questa Chiesa particolare nel promuovere la vita cristiana nei suoi vari aspetti. Esorto tutti i fedeli ad essere come fermento nel mondo, mostrandovi sia nel Montefeltro che a San Marino cristiani presenti, intraprendenti e coerenti. I Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose vivano sempre nella più cordiale e fattiva comunione ecclesiale, aiutando ed ascoltando il Pastore diocesano. Anche presso di voi si avverte l’urgenza di una ripresa delle vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione: faccio appello alle famiglie ed ai giovani, perché aprano l’animo ad una pronta risposta alla chiamata del Signore. Non ci si pente mai ad essere generosi con Dio! A voi laici, raccomando di impegnarvi attivamente nella Comunità, così che, accanto ai vostri peculiari compiti civici, politici, sociali e culturali, possiate trovare tempo e disponibilità per la vita della fede, la vita pastorale. Cari Sammarinesi! Rimanete saldamente fedeli al patrimonio costruito nei secoli sull’impulso dei vostri grandi Patroni, Marino e Leone. Invoco la benedizione di Dio sul vostro cammino di oggi e di domani e tutti vi raccomando «alla grazia del Signore Gesù Cristo, all’amore di Dio e alla comunione dello Spirito Santo» (2Cor 13,11). Amen!




RECITA ANGELUS

PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle, mentre ci avviamo a concludere questa celebrazione, l’ora del mezzogiorno ci invita a rivolgerci in preghiera alla Vergine Maria. Anche in questa terra, la nostra Madre Santissima è venerata in diversi Santuari, antichi e moderni. A lei affido tutti voi e l’intera popolazione Sammarinese e Montefeltrina, in modo particolare le persone sofferenti nel corpo e nello spirito. Un pensiero di speciale riconoscenza dirigo in questo momento a tutti coloro che hanno cooperato alla preparazione e organizzazione di questa mia visita. Grazie di cuore!
Sono lieto di ricordare che quest’oggi a Dax, in Francia, viene proclamata Beata Suor Marguerite Rutan, Figlia della Carità. Nella seconda metà del secolo diciottesimo, ella lavorò con grande impegno nell’Ospedale di Dax, ma, nelle tragiche persecuzioni seguite alla Rivoluzione, fu condannata a morte per la sua fede cattolica e la fedeltà alla Chiesa.
Je participe spirituellement à la joie des Filles de la Charité et de tous les fidèles qui, à Dax, prennent part à la Béatification de Sœur Marguerite Rutan, témoin lumineux de l’amour du Christ pour les pauvres.
Infine, desidero ricordare che domani ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato. In tale circostanza, quest’anno si celebra il sessantesimo anniversario dell’adozione della Convenzione internazionale che tutela quanti sono perseguitati e costretti a fuggire dai propri Paesi. Invito quindi le Autorità civili ed ogni persona di buona volontà a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in Patria liberamente e in sicurezza.











INCONTRO UFFICIALE CON I MEMBRI DEL GOVERNO,
DEL CONGRESSO E DEL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sala del Consiglio Grande e Generale del Palazzo Pubblico - Repubblica di San Marino
Domenica, 19 giugno 2011

Serenissimi Capitani Reggenti,
illustri Signori e Signore!
Vi ringrazio sentitamente per la vostra accoglienza; in particolare esprimo la mia riconoscenza ai Capitani Reggenti, anche per le cortesi parole che mi hanno rivolto. Saluto i Membri del Governo e del Congresso, come pure il Corpo diplomatico e tutte le altre Autorità qui convenute. Nel rivolgermi a voi, abbraccio idealmente l’intero popolo di San Marino. Fin dal suo nascere, questa Repubblica ha intrattenuto relazioni amichevoli con la Sede Apostolica, e negli ultimi tempi esse sono andate intensificandosi e consolidandosi; la mia presenza qui, nel cuore di quest’antica Repubblica, esprime e conferma questa amicizia.
Più di diciassette secoli fa, un gruppo di fedeli, conquistati al Vangelo dalla predicazione del diacono Marino e dalla sua testimonianza di santità, si aggregò attorno a lui per dare vita ad una nuova comunità. Raccogliendo questa preziosa eredità, i Sammarinesi sono rimasti sempre fedeli ai valori della fede cristiana, ancorando saldamente ad essi la propria convivenza pacifica, secondo criteri di democrazia e di solidarietà. Lungo i secoli, i vostri padri, consapevoli di queste radici cristiane, hanno saputo mettere a frutto il grande patrimonio morale e culturale che avevano a loro volta ricevuto, dando vita ad un popolo laborioso e libero, che, pur nell’esiguità del territorio, non ha mancato di offrire alle confinanti popolazioni della Penisola italiana e al mondo intero uno specifico contributo di civiltà, improntata alla convivenza pacifica e al mutuo rispetto.
Rivolgendomi oggi a voi, mi rallegro del vostro attaccamento a questo patrimonio di valori e vi esorto a conservarlo e a valorizzarlo, perché esso è alla base della vostra identità più profonda, un’identità che chiede alle genti ed alle istituzioni sammarinesi di essere assunta in pienezza. Grazie ad essa, si può costruire una società attenta al vero bene della persona umana, alla sua dignità e libertà, e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace. Sono questi i capisaldi della sana laicità, all’interno della quale devono agire le istituzioni civili, nel loro costante impegno a difesa del bene comune. La Chiesa, rispettosa della legittima autonomia di cui il potere civile deve godere, collabora con esso al servizio dell’uomo, nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura. Per questo la Chiesa si impegna affinché le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo. Ben sappiamo, infatti, come nell’attuale contesto l’istituzione familiare venga messa in discussione, quasi nel tentativo di disconoscerne l’irrinunciabile valore. A subirne le conseguenze sono le fasce sociali più deboli, specialmente le giovani generazioni, più vulnerabili e perciò più facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di auto-emarginazione ed alla schiavitù delle dipendenze. Talvolta le realtà educative faticano a dare ai giovani risposte adeguate e, venendo meno il sostegno familiare, spesso essi si vedono precluso un normale inserimento nel tessuto sociale. Anche per questo è importante riconoscere che la famiglia, così come Dio l’ha costituita, è il principale soggetto che può favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni.
Nel frangente di difficoltà economiche in cui versa anche la Comunità Sammarinese, nel contesto italiano e internazionale, la mia vuole essere una parola di incoraggiamento. Sappiamo che gli anni successivi al secondo conflitto mondiale sono stati un tempo di ristrettezze economiche, che hanno costretto migliaia di vostri concittadini ad emigrare. E’ venuto poi un periodo di prosperità, sulla scia dello sviluppo del commercio e del turismo, specie di quello estivo trainato dalla vicinanza della riviera adriatica. In queste fasi di relativa abbondanza spesso si verifica un certo smarrimento del senso cristiano della vita e dei valori fondamentali. Tuttavia, la società Sammarinese manifesta ancora una buona vitalità e conserva le sue migliori energie; ne danno prova le molteplici iniziative caritative e di volontariato a cui si dedicano numerosi vostri concittadini. Vorrei ricordare anche i numerosi missionari sammarinesi, laici e religiosi, che negli ultimi decenni hanno lasciato questa terra per portare il Vangelo di Cristo in varie parti del mondo. Non mancano dunque le forze positive che permetteranno alla vostra Comunità di affrontare e superare l’attuale situazione di difficoltà. A tale proposito, auspico che la questione dei lavoratori frontalieri, che vedono in pericolo la propria occupazione, si possa risolvere tenendo conto del diritto al lavoro e della tutela delle famiglie.
Anche nella Repubblica di San Marino, l’attuale situazione di crisi spinge a riprogettare il cammino e diventa occasione di discernimento (cfr Enc. Caritas in veritate, 21); essa infatti pone l’intero tessuto sociale di fronte all’impellente esigenza di affrontare i problemi con coraggio e senso di responsabilità, con generosità e dedizione, facendo riferimento a quell’amore per la libertà che distingue il vostro popolo. A questo riguardo, vorrei ripetervi le parole rivolte dal Beato Giovanni XXIII ai Reggenti della Repubblica di San Marino, durante una loro visita ufficiale presso la Santa Sede: “L’amore della libertà – diceva Papa Giovanni – vanta tra voi squisitamente radici cristiane, e i vostri padri, cogliendone il vero significato, vi insegnarono a non disgiungere mai il suo nome da quello di Dio, che ne è il suo insostituibile fondamento” (Discorsi, Messaggi, Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII, I, 341-343: AAS 60[1959], 423-424). Questo monito del grande Papa conserva ancora oggi il suo valore imperituro: la libertà che le istituzioni sono chiamate a promuovere e difendere a livello sociale, ne manifesta una più grande e profonda, quella libertà animata dallo Spirito di Dio, la cui presenza vivificante nel cuore dell’uomo dona alla volontà la capacità di orientarsi e determinarsi per il bene. Come afferma l’apostolo Paolo: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13). E Sant’Agostino, commentando questo passo, sottolinea: “È certo che siamo noi a volere, quando vogliamo; ma a fare sì che vogliamo il bene è Lui”, è Dio, e aggiunge: “Dal Signore saranno diretti i passi dell’uomo, e l’uomo vorrà seguire la sua via” (De gratia et libero arbitrio, 16, 32).
A voi perciò, illustri Signori e Signore, il compito di costituire la città terrena nella dovuta autonomia e nel rispetto di quei principi umani e spirituali a cui ogni singolo cittadino è chiamato ad aderire con tutta la responsabilità della propria coscienza personale; e, allo stesso tempo, il dovere di continuare a operare attivamente per costruire una comunità fondata su valori condivisi. Serenissimi Capitani Reggenti e illustri Autorità della Repubblica di San Marino, esprimo di cuore l’auspicio che l’intera vostra Comunità, nella comunanza dei valori civili e con le sue specifiche peculiarità culturali e religiose, possa scrivere una nuova e nobile pagina di storia e divenga sempre più una terra in cui prosperino la solidarietà e la pace. Con questi sentimenti affido questo diletto popolo alla materna intercessione della Madonna delle Grazie e di cuore invoco su tutti e su ciascuno la Benedizione Apostolica.
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SALUTO DEL VESCOVO AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PRIMA DELL'INCONTRO CON I GIOVANI A PENNABILLI
Beatissimo Padre,
i giovani della Diocesi di San Marino-Montefeltro si incontrano con Lei e attendono da Lei parole di verità su cui fondare l'esistenza di oggi e il cammino del futuro.
Santità, i giovani sono il punto più debole della nostra Chiesa e della società; sono vittime di operazioni o di manipolazioni condotte su di loro dalla cattiva cultura e dai cattivi maestri, che hanno dominato nell'ultimo secolo e mezzo la vita della nostra società e delle nostre istituzioni.
Uno di loro, Santità, si presenterà a Lei: Le confiderà le domande profonde e le attese del loro cuore.
Siamo certi che questi giovani, nell'incontro con Vostra Santità, sono chiamati a vivere un avvenimento “unico” che segnerà in modo indelebile la loro vita.
Pertanto, ringrazio la Santità Vostra per questo gesto di affezione, con cui ha accettato di visitare questa nostra Diocesi e che si conclude con questo incontro che porta tutti noi decisamente nel futuro.
Pennabilli, 19 Giugno 201 + Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro

SALUTO DEI GIOVANI
Beatissimo Padre,
con profonda gioia ed enorme commozione noi giovani della Diocesi di San Marino-Montefeltro, Le porgiamo un affettuoso e caloroso saluto.
Al termine di una giornata per noi memorabile, davanti a questa Cattedrale che rappresenta uno dei simboli della tradizione cristiana della nostra Diocesi, sono riuniti i volti e i cuori di ragazzi e ragazze che con grande fervore attendono le Sue parole di speranza e di incoraggiamento.
Siamo venuti qui a Pennabilli dalle nostre case e parrocchie, da associazioni e movimenti, dalle aule di scuole e università, dagli ambienti di lavoro, per riscoprire e confermare a Lei, Santità, il nostro desiderio, spesso nascosto, di appartenere a Cristo, di seguirLo, rigenerati dalla Sua compagnia.
Oggi, noi giovani desideriamo eprimerLe tutta la nostra gratitudine per il privilegio di questo incontro e il desiderio profondo di una proposta educativa alta, che senza nascondere le innegabili difficoltà della vita, sappia farci desiderare di abitare il mondo con gioia e speranza.
Molti di noi sono consapevoli di aver ricevuto tanto dalla famiglia, dalla parrocchia, dalla tradizione dei nostri luoghi, ma i più sono qui per l'urgenza di una domanda: a chi affidare la propria vita e le esigenze del cuore?
Come tutti i giovani viviamo la fragilità di questo tempo: la consapevolezza che il sacramento della cresima è per molti l'addio al cristianesimo, la mancanza di una proposta educativa attraente, la difficile unità familiare, le relazioni amicali dominate da edonismo e materialismo, la mancanza del lavoro e la paura del quotidiano.
Chi ha voluto convincerci con il mito della giovinezza come tempo di trasgressione e fuga dalle responsabilità, ci ha lasciati soli, in balia di noi stessi, senza alcuna cura per il nostro destino.
Santo Padre, davanti a Lei oggi ci sono numerosi giovani che riconoscono nella Sua persona la guida della cristianità e ci sono giovani attirati dalla curiosità, da un'attesa di bene difficile da esprimere, seppur avvertita.
Le chiediamo di aiutarci a vincere le resistenze della nostra mente e del nostro cuore così che l'apertura a Cristo non sia fonte di paura ma possibilità del ridestarsi del gusto e della fierezza di essere uomini.
Santità, ci aiuti a capire il senso della nostra vita, il valore dell'esperienza, per sentire vibrare il nostro io e non subire i meccanismi del potere che ci circonda nelle sue varie forme.
Siamo qui per ascoltare le Sue parole sicuri che attraverso i Suoi insegnamenti potremo riscoprire la forza per diventare autentici protagonisti nei nostri paesi, e non semplici spettatori.
Per questo, approfittando della Sua disponibilità, desideriamo rivolgerci a Lei, Santo Padre, con alcune domande:
- Il desiderio di essere liberi si può realizzare davvero?
- Come uscire dalla trappola dell'inutile ricerca di godimento personale, dalla rincorsa ad un piacere che ci lascia ultimamente tristi, delusi e mancanti?
- Come sperimentare ciò che Lei tante volte ci ha detto " Cristo non toglie nulla, ma dona tutto?"
Grazie Santità di averci visitati, di stare qui con noi;
Con gratitudine i giovani di San Marino-Montefeltro Le porgono il loro "Benvenuto".


INCONTRO CON I GIOVANI DELLA DIOCESI
DI SAN MARINO-MONTEFELTRO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Piazza Vittorio Emanuele - Pennabilli
Domenica, 19 giugno 2011


Cari giovani!
Sono molto contento di essere oggi in mezzo a voi e con voi! Sento tutta la vostra gioia e l’entusiasmo che caratterizzano la vostra età. Saluto e ringrazio il vostro Vescovo, Mons. Luigi Negri, per le cordiali parole di accoglienza, e il vostro amico che si è fatto interprete dei pensieri e dei sentimenti di tutti, e ha formulato alcune questioni molto serie e importanti. Spero che nel corso di questa mia esposizione si trovino anche gli elementi per trovare le risposte a queste domande. Saluto con affetto i Sacerdoti, le Suore, gli animatori che condividono con voi il cammino della fede e dell’amicizia; e naturalmente anche i vostri genitori, che gioiscono nel vedervi crescere forti nel bene.
Il nostro incontro qui a Pennabilli, davanti a questa Cattedrale, cuore della Diocesi, e in questa Piazza, ci rimanda con il pensiero ai numerosi e diversi incontri di Gesù che ci sono raccontati dai Vangeli. Oggi vorrei richiamare il celebre episodio in cui il Signore era in cammino e un tale - un giovane - gli corse incontro e, inginocchiatosi, gli pose questa domanda: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). Noi forse oggi non diremmo così, ma il senso della domanda è proprio: cosa devo fare, come devo vivere per vivere realmente, per trovare la vita. Quindi dentro questo interrogativo possiamo vedere racchiusa l’ampia e variegata esperienza umana che si apre alla ricerca del significato, del senso profondo della vita: come vivere, perché vivere. La “vita eterna”, infatti, alla quale fa riferimento quel giovane del Vangelo non indica solamente la vita dopo la morte, non vuol sapere soltanto come arrivo al cielo. Vuol sapere: come devo vivere adesso per avere già la vita che può essere poi anche eterna. Quindi in questa domanda questo giovane manifesta l’esigenza che l’esistenza quotidiana trovi senso, trovi pienezza, trovi verità. L’uomo non può vivere senza questa ricerca della verità su se stesso - che cosa sono io, per che cosa devo vivere - verità che spinga ad aprire l’orizzonte e ad andare al di là di ciò che è materiale, non per fuggire dalla realtà, ma per viverla in modo ancora più vero, più ricco di senso e di speranza, e non solo nella superficialità. E penso che questa – e l’ho visto e sentito nelle parole del vostro amico – sia anche la vostra esperienza. I grandi interrogativi che portiamo dentro di noi rimangono sempre, rinascono sempre: chi siamo?, da dove veniamo?, per chi viviamo? E queste questioni sono il segno più alto della trascendenza dell’essere umano e della capacità che abbiamo di non fermarci alla superficie delle cose. Ed è proprio guardando in noi stessi con verità, con sincerità e con coraggio che intuiamo la bellezza, ma anche la precarietà della vita e sentiamo un’insoddisfazione, un’inquietudine che nessuna cosa concreta riesce a colmare. Alla fine tutte le promesse si dimostrano spesso insufficienti.
Cari amici, vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita. Non fermatevi alle risposte parziali, immediate, certamente più facili al momento e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce – come dice Gesù – non sulla sabbia, ma sulla solida roccia. Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito! Questa è la grandezza dell'uomo e anche la sua difficoltà. Una delle illusioni prodotte nel corso della storia è stata quella di pensare che il progresso tecnico-scientifico, in modo assoluto, avrebbe potuto dare risposte e soluzioni a tutti i problemi dell’umanità. E vediamo che non è così. In realtà, anche se ciò fosse stato possibile, nulla e nessuno avrebbe potuto cancellare le domande più profonde sul significato della vita e della morte, sul significato della sofferenza, di tutto, perché queste domande sono scritte nell’animo umano, nel nostro cuore, e oltrepassano la sfera dei bisogni. L’uomo, anche nell’era del progresso scientifico e tecnologico - che ci ha dato tanto - rimane un essere che desidera di più, più che la comodità e il benessere, rimane un essere aperto alla verità intera della sua esistenza, che non può fermarsi alle cose materiali, ma si apre ad un orizzonte molto più ampio. Tutto questo voi lo sperimentate continuamente ogni volta che vi domandate: ma perché? Quando contemplate un tramonto, o una musica muove in voi il cuore e la mente; quando provate che cosa vuol dire amare veramente; quando sentite forte il senso della giustizia e della verità, e quando sentite anche la mancanza di giustizia, di verità e di felicità.
Cari giovani, l’esperienza umana è una realtà che ci accomuna tutti, ma ad essa si possono dare diversi livelli di significato. Ed è qui che si decide in che modo orientare la propria vita e si sceglie a chi affidarla, a chi affidarsi. Il rischio è sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, dell'immediato, del relativo, dell’utile, perdendo la sensibilità per ciò che si riferisce alla nostra dimensione spirituale. Non si tratta affatto di disprezzare l’uso della ragione o di rigettare il progresso scientifico, tutt’altro; si tratta piuttosto di capire che ciascuno di noi non è fatto solo di una dimensione “orizzontale”, ma comprende anche quella “verticale”. I dati scientifici e gli strumenti tecnologici non possono sostituirsi al mondo della vita, agli orizzonti di significato e di libertà, alla ricchezza delle relazioni di amicizia e di amore.
Cari giovani, è proprio nell’apertura alla verità intera di noi, di noi stessi e del mondo che scorgiamo l’iniziativa di Dio nei nostri confronti. Egli viene incontro ad ogni uomo e gli fa conoscere il mistero del suo amore. Nel Signore Gesù, che è morto e risorto per noi e ci ha donato lo Spirito Santo, siamo addirittura resi partecipi della vita stessa di Dio, apparteniamo alla famiglia di Dio. In Lui, in Cristo, potete trovare le risposte alle domande che accompagnano il vostro cammino, non in modo superficiale, facile, ma camminando con Gesù, vivendo con Gesù. L’incontro con Cristo non si risolve nell’adesione ad una dottrina, ad una filosofia, ma ciò che Lui vi propone è di condividere la sua stessa vita e così imparare a vivere, imparare che cosa è l'uomo, che cosa sono io. A quel giovane, che Gli aveva chiesto che cosa fare per entrare nella vita eterna, cioè per vivere veramente, Gesù risponde, invitandolo a distaccarsi dai suoi beni e aggiunge: “Vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). La parola di Cristo mostra che la vostra vita trova significato nel mistero di Dio, che è Amore: un Amore esigente, profondo, che va oltre la superficialità! Che cosa sarebbe la vostra vita senza questo amore? Dio si prende cura dell’uomo dalla creazione fino alla fine dei tempi, quando porterà a compimento il suo progetto di salvezza. Nel Signore Risorto abbiamo la certezza della nostra speranza! Cristo stesso, che è andato nelle profondità della morte ed è risorto, è la speranza in persona, è la Parola definitiva pronunciata sulla nostra storia, è una parola positiva.
Non temete di affrontare le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita, perché il Signore vi accompagna, è con voi! Vi incoraggio a crescere nell’amicizia con Lui attraverso la lettura frequente del Vangelo e di tutta la Sacra Scrittura, la partecipazione fedele all’Eucaristia come incontro personale con Cristo, l’impegno all’interno della comunità ecclesiale, il cammino con una valida guida spirituale. Trasformati dallo Spirito Santo potrete sperimentare l’autentica libertà, che è tale quando è orientata al bene. In questo modo la vostra vita, animata da una continua ricerca del volto del Signore e dalla volontà sincera di donare voi stessi, sarà per tanti vostri coetanei un segno, un richiamo eloquente a far sì che il desiderio di pienezza che sta in tutti noi si realizzi finalmente nell’incontro con il Signore Gesù. Lasciate che il mistero di Cristo illumini tutta la vostra persona! Allora potrete portare nei diversi ambienti quella novità che può cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo più giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune. Non cedete a logiche individualistiche ed egoistiche! Vi conforti la testimonianza di tanti giovani che hanno raggiunto la meta della santità: pensate a santa Teresa di Gesù Bambino, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Alberto Marvelli – che è di questa terra! – e tanti altri, a noi sconosciuti, ma che hanno vissuto il loro tempo nella luce e nella forza del Vangelo, e hanno trovato la risposta: come vivere, che cosa devo fare per vivere.
A conclusione di questo incontro, voglio affidare ciascuno di voi alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Come Lei, possiate pronunciare e rinnovare il vostro “sì” e magnificare sempre il Signore con la vostra vita, perché Lui vi dona parole di vita eterna! Coraggio allora cari giovani e care giovani, nel vostro cammino di fede e di vita cristiana anche io vi sono sempre vicino e vi accompagno con la mia Benedizione. Grazie per la vostra attenzione!

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Messaggio del Vescovo Mons. Luigi Negri all’indomani della Visita Pastorale di Benedetto XVI alla Chiesa particolare di San Marino-Montefeltro

21/06/2011
Messaggio di Mons. Negri dopo la visita del Papa
Fratelli miei,
Benedetto XVI, mite e forte testimone di Cristo e grande educatore dei cristiani e degli uomini di buona volontà, è entrato nel cuore della nostra Chiesa e di ciascuno di noi. Avendo condiviso con Lui tutti i momenti della grande visita posso assicurarvi che anche tutti noi siamo entrati nel Suo cuore di Padre e Pastore.
Viene dunque il momento di accogliere nella profondità della nostra vita, della nostra intelligenza e del nostro cuore la grande testimonianza del Papa ed il Suo insegnamento, facendo proprio l’insegnamento del Papa nella nostra vita di tutti i giorni.
A partire da questa visita a tutti noi è chiesto un passo nuovo; a tutti noi, e a me che vi parlo, a tutta la nostra comunità ed a ciascuno di voi è chiesta la conversione della vita, perché la nostra vita sia sempre più assimilata a quella del Signore Crocifisso e risorto e riveli, quindi, nella stessa quotidianità di ogni giorno, il cambiamento nel cuore e nella vita.
Facciamo rivivere ogni giorno l’evento dell’incontro con il Papa, nella nostra quotidianità, di fronte agli uomini che ci circondano e comunichiamo la certezza fondamentale che attraverso l'incontro con il Papa Cristo è entrato più decisamente nella nostra vita. Tutto questo ci renda testimoni di Lui, nella nostra vita e di fronte agli uomini del nostro tempo. La vita di ogni giorno, nell’inevitabile scorrere delle circostanze, degli incontri, delle gioie, delle fatiche, dei dolori sia investita dalla luce della presenza di Cristo e investita da questa luce ci cambi in profondità così che noi possiamo offrire questa nostra vita, finalmente vera e grande, agli uomini che ci circondano, aprendo davanti al loro cuore la stessa possibilità su cui noi stiamo camminando.
Conversione e missione sono dunque le due grandi parole su cui chiedo di cominciare un lavoro serio nella nostra vita personale e nella vita del nostro popolo. Torneremo su tutti questi punti attraverso ulteriori iniziative che ho già, in qualche modo, nel cuore e nella coscienza; ma mi premeva, innanzi tutto, rivolgervi questo primo messaggio dal quale raccogliere le grandi ispirazioni e i grandi sentimenti che questa visita indimenticabile ha suscitato nel mio cuore e nella mia vita.
Benedico tutti
Pennabilli, 21 Giugno 2011

+Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro

19 Giugno 2011 Papa Benedetto XVI visita la diocesi San Marino-Montefeltro


I testi degli interventi ufficiali:
1) Saluto del Vescovo Mons. Luigi Negri 2) Omelia del Santo Padre 3) Angelus 4) Incontro con il Governo 5) Pennabilli Saluto del Vescovo 6) Intervento di un giovane 7) Discorso del Papa

1) SALUTO DEL VESCOVO AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PRIMA DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA A SERRAVALLE RSM
Beatissimo Padre, questa Chiesa particolare di San Marino-Montefeltro, che vive da oltre 1700 anni, si raccoglie, piena di gratitudine e di affezione, attorno a Vostra Santità, riconoscendo nell’incontro di oggi un gesto di straordinaria carità ecclesiale e di singolare affezione.
Santità, questa Chiesa è nata dall’evangelizzazione che due Santi Marino e Leone, provenienti dalle terre di Croazia, hanno iniziato fra queste umili popolazioni. All’evangelizzazione di San Marino si deve, poi, la nascita anche di quella straordinaria esperienza di società che caratterizza la storia della Repubblica di San Marino.
Per secoli questa Chiesa è stato fertilissimo punto di incontro fra le Chiese di Croazia, la presenza della tradizione greca a Ravenna, il ritmo dei pellegrinaggi verso Roma e verso la Terra Santa, il fiorire di congregazioni e di ordini religiosi che hanno reso sempre viva questa comunità. Questa comunità ha sempre avuto, comunque, l’occhio ed il cuore rivolti, con totale dipendenza, al successore dell’apostolo Pietro.
Santità, qui la fede ha creato una cultura di popolo, ha custodito questa cultura e l’ha educata, contribuendo a realizzare una “civiltà realmente della verità e dell’amore”.
Questa Chiesa ha vissuto e vive una singolarissima predilezione verso la Madre del Signore, alla quale la Madre del Signore ha corrisposto attraverso momenti di apparizioni e di miracoli, che a distanza di secoli vengono ancora venerati dalla fede di questo nostro popolo.
La fede è stata, lungo i secoli, la grande ricchezza di questo popolo: questa ricchezza ha consentito di vivere in maniera seria e dignitosa anche le circostanze difficili della vita: povertà, violenze locali rendendo quanto meno tollerabile e vivibile l’esperienza dei limiti personali e sociali.
Ma poi, anche per questa popolazione, è venuto il tempo della cultura del sospetto nei confronti della Chiesa, con il tentativo condotto con ogni mezzo di staccare il cuore di questo popolo dalla sua tradizione.
Per questo, Santità, ci siamo impegnati come Chiesa alla ripresa forte della nostra identità di popolo cristiano, recuperando nel presente questa nostra grande tradizione cattolica e cercando di costruire su questa tradizione, resa di nuovo esperienza quotidiana, la certezza di una posizione culturale nuova e di un impeto missionario punteggiato da tante, significative, esemplari esperienze di carità cristiana e di solidarietà umana.
La incontriamo con la certezza che Ella, Santità, saprà accogliere questo tentativo che stiamo vivendo, saprà correggere le eventuali difficoltà, saprà confermarci nella nostra identità e nell’impeto missionario che solo può dare un contributo alla ripresa della vita, anche sociale.
Santità, ci diciamo disposti a seguirLa incondizionatamente, nel Suo indefesso e quotidiano servizio al bene di Cristo, della Chiesa e dell’uomo di oggi.
La generosità di questo nostro popolo e l’aiuto consistente ricevuto da istituti bancari e da istituzioni pubbliche mi consentono di affidarle un contributo per le Sue grandi opere di carità, insieme a due preziosi ricordi di questa indimenticabile giornata.
Santità, attendiamo con gratitudine e commozione la Sua parola chiarificatrice, correttiva e confortatrice: ma soprattutto, Santità, ci aiuti a crescere nella fede. Abbia compassione di noi e ci benedica.
+ Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro



2) CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Stadio di Serravalle - Repubblica di San Marino
Domenica, 19 giugno 2011
Solennità della Santissima Trinità
Cari fratelli e sorelle!
E’ grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia e potervi indirizzare, cari Sammarinesi, il mio più cordiale saluto. Rivolgo uno speciale pensiero ai Capitani Reggenti ed alle altre Autorità politiche e civili, presenti a questa celebrazione eucaristica; saluto con affetto il vostro Vescovo, Mons. Luigi Negri, che ringrazio per le cortesi parole rivoltemi, e, con lui, tutti i sacerdoti e fedeli della diocesi di San Marino-Montefeltro; saluto ciascuno di voi e vi esprimo la mia viva riconoscenza per la cordialità e l’affetto con cui mi avete accolto. Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa Comunità diocesana. So che anche qui non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni. A tutti voglio assicurare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera, a cui unisco l’incoraggiamento a perseverare nella testimonianza dei valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione, con la sua fede granitica della quale ha parlato Sua Eccellenza.
Celebriamo oggi la festa della Santissima Trinità: Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, festa di Dio, del centro della nostra fede. Quando si pensa alla Trinità, per lo più viene in mente l’aspetto del mistero: sono Tre e sono Uno, un solo Dio in tre Persone. In realtà Dio non può essere altro che un mistero per noi nella sua grandezza, e tuttavia Egli si è rivelato: possiamo conoscerlo nel suo Figlio, e così anche conoscere il Padre e lo Spirito Santo La liturgia di oggi, invece, attira la nostra attenzione non tanto sul mistero, ma sulla realtà di amore che è contenuta in questo primo e supremo mistero della nostra fede. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uno, perché amore e l’amore è la forza vivificante assoluta, l’unità creata dall’amore è più unità di un’unità puramente fisica. Il Padre dà tutto al Figlio; il Figlio riceve tutto dal Padre con riconoscenza; e lo Spirito Santo è come il frutto di questo amore reciproco del Padre e del Figlio. I testi della Santa Messa di oggi parlano di Dio e perciò parlano di amore; non si soffermano tanto sul mistero delle tre Persone, ma sull’amore che ne costituisce la sostanza e l’unità e trinità nello stesso momento.
Il primo brano che abbiamo ascoltato è tratto dal Libro dell’Esodo - su di esso mi sono soffermato in una recente Catechesi del mercoledì - ed è sorprendente che la rivelazione dell’amore di Dio avvenga dopo un gravissimo peccato del popolo. Si è appena concluso il patto di alleanza presso il monte Sinai, e già il popolo manca di fedeltà. L’assenza di Mosè si prolunga e il popolo dice: «Ma dov’è rimasto questo Mosé, dov’è il suo Dio?», e chiede ad Aronne di fargli un dio che sia visibile, accessibile, manovrabile, alla portata dell’uomo, invece di questo misterioso Dio invisibile, lontano. Aronne acconsente e prepara un vitello d’oro. Scendendo dal Sinai, Mosè vede ciò che è accaduto e spezza le tavole dell’alleanza, che è già spezzata, rotta, due pietre su cui erano scritte le “Dieci Parole”, il contenuto concreto del patto con Dio. Tutto sembra perduto, l’amicizia subito, fin dall’inizio, già spezzata. Eppure, nonostante questo gravissimo peccato del popolo, Dio, per intercessione di Mosè, decide di perdonare ed invita Mosè a risalire sul monte per ricevere di nuovo la sua legge, i dieci Comandamenti e rinnovare il patto. Mosè chiede allora a Dio di rivelarsi, di fargli vedere il suo volto. Ma Dio non mostra il volto, rivela piuttosto il suo essere pieno di bontà con queste parole: «Il Signore, Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,8). E questo è il Volto di Dio. Questa auto-definizione di Dio manifesta il suo amore misericordioso: un amore che vince il peccato, lo copre, lo elimina. E possiamo essere sempre sicuri di questa bontà che non ci lascia. Non ci può essere rivelazione più chiara. Noi abbiamo un Dio che rinuncia a distruggere il peccatore e che vuole manifestare il suo amore in maniera ancora più profonda e sorprendente proprio davanti al peccatore per offrire sempre la possibilità della conversione e del perdono.
Il Vangelo completa questa rivelazione, che ascoltiamo nella prima lettura, perché indica fino a che punto Dio ha mostrato la sua misericordia. L’evangelista Giovanni riferisce questa espressione di Gesù: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (3,16). Nel mondo c’è il male, c’è egoismo, c’è cattiveria e Dio potrebbe venire per giudicare questo mondo, per distruggere il male, per castigare coloro che operano nelle tenebre. Invece Egli mostra di amare il mondo, di amare l’uomo, nonostante il suo peccato, e invia ciò che ha di più prezioso: il suo Figlio unigenito. E non solo Lo invia, ma ne fa dono al mondo. Gesù è il Figlio di Dio che è nato per noi, che è vissuto per noi, che ha guarito i malati, perdonato i peccati, accolto tutti. Rispondendo all’amore che viene dal Padre, il Figlio ha dato la sua stessa vita per noi: sulla croce l’amore misericordioso di Dio giunge al culmine. Ed è sulla croce che il Figlio di Dio ci ottiene la partecipazione alla vita eterna, che ci viene comunicata con il dono dello Spirito Santo. Così, nel mistero della croce, sono presenti le tre Persone divine: il Padre, che dona il suo Figlio unigenito per la salvezza del mondo; il Figlio, che compie fino in fondo il disegno del Padre; lo Spirito Santo - effuso da Gesù al momento della morte - che viene a renderci partecipi della vita divina, a trasformare la nostra esistenza, perché sia animata dall’amore divino.
Cari fratelli e sorelle! La fede nel Dio trinitario ha caratterizzato anche questa Chiesa di San Marino-Montefeltro, nel corso della sua storia antica e gloriosa. L’evangelizzazione di questa terra è attribuita ai Santi scalpellini Marino e Leone, i quali alla metà del III secolo dopo Cristo sarebbero approdati a Rimini dalla Dalmazia. Per la loro santità di vita sarebbero stati consacrati l’uno sacerdote e l’altro diacono dal Vescovo Gaudenzio e da lui inviati nell’entroterra, l’uno sul monte Feretro, che poi prese il nome di San Leo, e l’altro sul monte Titano, che poi prese il nome di San Marino. Al di là delle questioni storiche – che non è nostro compito approfondire – interessa affermare come Marino e Leone portarono nel contesto di questa realtà locale, con la fede nel Dio rivelatosi in Gesù Cristo, prospettive e valori nuovi, determinando la nascita di una cultura e di una civiltà incentrate sulla persona umana, immagine di Dio e perciò portatore di diritti precedenti ogni legislazione umana. La varietà delle diverse etnie – romani, goti e poi longobardi – che entravano in contatto tra loro, qualche volta anche in modo molto conflittuale, trovarono nel comune riferimento alla fede un fattore potente di edificazione etica, culturale, sociale e, in qualche modo, politica. Era evidente ai loro occhi che non poteva ritenersi compiuto un progetto di civilizzazione fino a che tutti i componenti del popolo non fossero diventati una comunità cristiana vivente e ben strutturata e edificata sulla fede nel Dio Trinitario. A ragione, dunque, si può dire che la ricchezza di questo popolo, la vostra ricchezza, cari Sammarinesi, è stata ed è la fede, e che questa fede ha creato una civiltà veramente unica. Accanto alla fede, occorre poi ricordare l’assoluta fedeltà al Vescovo di Roma, al quale questa Chiesa ha sempre guardato con devozione ed affetto; come pure l’attenzione dimostrata verso la grande tradizione della Chiesa orientale e la profonda devozione verso la Vergine Maria.
Voi siete giustamente fieri e riconoscenti di quanto lo Spirito Santo ha operato attraverso i secoli nella vostra Chiesa. Ma voi sapete anche che il modo migliore di apprezzare un’eredità è quello di coltivarla e di arricchirla. In realtà, voi siete chiamati a sviluppare questo prezioso deposito in un momento tra i più decisivi della storia. Oggi, la vostra missione si trova a dover confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno determinato nuovi orientamenti e modificato mentalità, costumi e sensibilità. Anche qui, infatti, come altrove, non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità. Si è insinuata la tentazione di ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realtà. Così, anche in queste terre, si è iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l’esperienza della fede. Non vanno, poi, dimenticate la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell’ottenere continuità formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa.
Cari amici! Conosco bene l’impegno di ogni componente di questa Chiesa particolare nel promuovere la vita cristiana nei suoi vari aspetti. Esorto tutti i fedeli ad essere come fermento nel mondo, mostrandovi sia nel Montefeltro che a San Marino cristiani presenti, intraprendenti e coerenti. I Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose vivano sempre nella più cordiale e fattiva comunione ecclesiale, aiutando ed ascoltando il Pastore diocesano. Anche presso di voi si avverte l’urgenza di una ripresa delle vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione: faccio appello alle famiglie ed ai giovani, perché aprano l’animo ad una pronta risposta alla chiamata del Signore. Non ci si pente mai ad essere generosi con Dio! A voi laici, raccomando di impegnarvi attivamente nella Comunità, così che, accanto ai vostri peculiari compiti civici, politici, sociali e culturali, possiate trovare tempo e disponibilità per la vita della fede, la vita pastorale. Cari Sammarinesi! Rimanete saldamente fedeli al patrimonio costruito nei secoli sull’impulso dei vostri grandi Patroni, Marino e Leone. Invoco la benedizione di Dio sul vostro cammino di oggi e di domani e tutti vi raccomando «alla grazia del Signore Gesù Cristo, all’amore di Dio e alla comunione dello Spirito Santo» (2Cor 13,11). Amen!




3) RECITA ANGELUS

Cari fratelli e sorelle, mentre ci avviamo a concludere questa celebrazione, l’ora del mezzogiorno ci invita a rivolgerci in preghiera alla Vergine Maria. Anche in questa terra, la nostra Madre Santissima è venerata in diversi Santuari, antichi e moderni. A lei affido tutti voi e l’intera popolazione Sammarinese e Montefeltrina, in modo particolare le persone sofferenti nel corpo e nello spirito. Un pensiero di speciale riconoscenza dirigo in questo momento a tutti coloro che hanno cooperato alla preparazione e organizzazione di questa mia visita. Grazie di cuore!
Sono lieto di ricordare che quest’oggi a Dax, in Francia, viene proclamata Beata Suor Marguerite Rutan, Figlia della Carità. Nella seconda metà del secolo diciottesimo, ella lavorò con grande impegno nell’Ospedale di Dax, ma, nelle tragiche persecuzioni seguite alla Rivoluzione, fu condannata a morte per la sua fede cattolica e la fedeltà alla Chiesa.
Je participe spirituellement à la joie des Filles de la Charité et de tous les fidèles qui, à Dax, prennent part à la Béatification de Sœur Marguerite Rutan, témoin lumineux de l’amour du Christ pour les pauvres.
Infine, desidero ricordare che domani ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato. In tale circostanza, quest’anno si celebra il sessantesimo anniversario dell’adozione della Convenzione internazionale che tutela quanti sono perseguitati e costretti a fuggire dai propri Paesi. Invito quindi le Autorità civili ed ogni persona di buona volontà a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in Patria liberamente e in sicurezza.

4)
INCONTRO UFFICIALE CON I MEMBRI DEL GOVERNO,
DEL CONGRESSO E DEL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sala del Consiglio Grande e Generale del Palazzo Pubblico - Repubblica di San Marino

Serenissimi Capitani Reggenti,
illustri Signori e Signore!
Vi ringrazio sentitamente per la vostra accoglienza; in particolare esprimo la mia riconoscenza ai Capitani Reggenti, anche per le cortesi parole che mi hanno rivolto. Saluto i Membri del Governo e del Congresso, come pure il Corpo diplomatico e tutte le altre Autorità qui convenute. Nel rivolgermi a voi, abbraccio idealmente l’intero popolo di San Marino. Fin dal suo nascere, questa Repubblica ha intrattenuto relazioni amichevoli con la Sede Apostolica, e negli ultimi tempi esse sono andate intensificandosi e consolidandosi; la mia presenza qui, nel cuore di quest’antica Repubblica, esprime e conferma questa amicizia.
Più di diciassette secoli fa, un gruppo di fedeli, conquistati al Vangelo dalla predicazione del diacono Marino e dalla sua testimonianza di santità, si aggregò attorno a lui per dare vita ad una nuova comunità. Raccogliendo questa preziosa eredità, i Sammarinesi sono rimasti sempre fedeli ai valori della fede cristiana, ancorando saldamente ad essi la propria convivenza pacifica, secondo criteri di democrazia e di solidarietà. Lungo i secoli, i vostri padri, consapevoli di queste radici cristiane, hanno saputo mettere a frutto il grande patrimonio morale e culturale che avevano a loro volta ricevuto, dando vita ad un popolo laborioso e libero, che, pur nell’esiguità del territorio, non ha mancato di offrire alle confinanti popolazioni della Penisola italiana e al mondo intero uno specifico contributo di civiltà, improntata alla convivenza pacifica e al mutuo rispetto.
Rivolgendomi oggi a voi, mi rallegro del vostro attaccamento a questo patrimonio di valori e vi esorto a conservarlo e a valorizzarlo, perché esso è alla base della vostra identità più profonda, un’identità che chiede alle genti ed alle istituzioni sammarinesi di essere assunta in pienezza. Grazie ad essa, si può costruire una società attenta al vero bene della persona umana, alla sua dignità e libertà, e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace. Sono questi i capisaldi della sana laicità, all’interno della quale devono agire le istituzioni civili, nel loro costante impegno a difesa del bene comune. La Chiesa, rispettosa della legittima autonomia di cui il potere civile deve godere, collabora con esso al servizio dell’uomo, nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura. Per questo la Chiesa si impegna affinché le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo. Ben sappiamo, infatti, come nell’attuale contesto l’istituzione familiare venga messa in discussione, quasi nel tentativo di disconoscerne l’irrinunciabile valore. A subirne le conseguenze sono le fasce sociali più deboli, specialmente le giovani generazioni, più vulnerabili e perciò più facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di auto-emarginazione ed alla schiavitù delle dipendenze. Talvolta le realtà educative faticano a dare ai giovani risposte adeguate e, venendo meno il sostegno familiare, spesso essi si vedono precluso un normale inserimento nel tessuto sociale. Anche per questo è importante riconoscere che la famiglia, così come Dio l’ha costituita, è il principale soggetto che può favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni.
Nel frangente di difficoltà economiche in cui versa anche la Comunità Sammarinese, nel contesto italiano e internazionale, la mia vuole essere una parola di incoraggiamento. Sappiamo che gli anni successivi al secondo conflitto mondiale sono stati un tempo di ristrettezze economiche, che hanno costretto migliaia di vostri concittadini ad emigrare. E’ venuto poi un periodo di prosperità, sulla scia dello sviluppo del commercio e del turismo, specie di quello estivo trainato dalla vicinanza della riviera adriatica. In queste fasi di relativa abbondanza spesso si verifica un certo smarrimento del senso cristiano della vita e dei valori fondamentali. Tuttavia, la società Sammarinese manifesta ancora una buona vitalità e conserva le sue migliori energie; ne danno prova le molteplici iniziative caritative e di volontariato a cui si dedicano numerosi vostri concittadini. Vorrei ricordare anche i numerosi missionari sammarinesi, laici e religiosi, che negli ultimi decenni hanno lasciato questa terra per portare il Vangelo di Cristo in varie parti del mondo. Non mancano dunque le forze positive che permetteranno alla vostra Comunità di affrontare e superare l’attuale situazione di difficoltà. A tale proposito, auspico che la questione dei lavoratori frontalieri, che vedono in pericolo la propria occupazione, si possa risolvere tenendo conto del diritto al lavoro e della tutela delle famiglie.
Anche nella Repubblica di San Marino, l’attuale situazione di crisi spinge a riprogettare il cammino e diventa occasione di discernimento (cfr Enc. Caritas in veritate, 21); essa infatti pone l’intero tessuto sociale di fronte all’impellente esigenza di affrontare i problemi con coraggio e senso di responsabilità, con generosità e dedizione, facendo riferimento a quell’amore per la libertà che distingue il vostro popolo. A questo riguardo, vorrei ripetervi le parole rivolte dal Beato Giovanni XXIII ai Reggenti della Repubblica di San Marino, durante una loro visita ufficiale presso la Santa Sede: “L’amore della libertà – diceva Papa Giovanni – vanta tra voi squisitamente radici cristiane, e i vostri padri, cogliendone il vero significato, vi insegnarono a non disgiungere mai il suo nome da quello di Dio, che ne è il suo insostituibile fondamento” (Discorsi, Messaggi, Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII, I, 341-343: AAS 60[1959], 423-424). Questo monito del grande Papa conserva ancora oggi il suo valore imperituro: la libertà che le istituzioni sono chiamate a promuovere e difendere a livello sociale, ne manifesta una più grande e profonda, quella libertà animata dallo Spirito di Dio, la cui presenza vivificante nel cuore dell’uomo dona alla volontà la capacità di orientarsi e determinarsi per il bene. Come afferma l’apostolo Paolo: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13). E Sant’Agostino, commentando questo passo, sottolinea: “È certo che siamo noi a volere, quando vogliamo; ma a fare sì che vogliamo il bene è Lui”, è Dio, e aggiunge: “Dal Signore saranno diretti i passi dell’uomo, e l’uomo vorrà seguire la sua via” (De gratia et libero arbitrio, 16, 32).
A voi perciò, illustri Signori e Signore, il compito di costituire la città terrena nella dovuta autonomia e nel rispetto di quei principi umani e spirituali a cui ogni singolo cittadino è chiamato ad aderire con tutta la responsabilità della propria coscienza personale; e, allo stesso tempo, il dovere di continuare a operare attivamente per costruire una comunità fondata su valori condivisi. Serenissimi Capitani Reggenti e illustri Autorità della Repubblica di San Marino, esprimo di cuore l’auspicio che l’intera vostra Comunità, nella comunanza dei valori civili e con le sue specifiche peculiarità culturali e religiose, possa scrivere una nuova e nobile pagina di storia e divenga sempre più una terra in cui prosperino la solidarietà e la pace. Con questi sentimenti affido questo diletto popolo alla materna intercessione della Madonna delle Grazie e di cuore invoco su tutti e su ciascuno la Benedizione Apostolica.
© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


5) SALUTO DEL VESCOVO AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PRIMA DELL'INCONTRO CON I GIOVANI A PENNABILLI
Beatissimo Padre,
i giovani della Diocesi di San Marino-Montefeltro si incontrano con Lei e attendono da Lei parole di verità su cui fondare l'esistenza di oggi e il cammino del futuro.
Santità, i giovani sono il punto più debole della nostra Chiesa e della società; sono vittime di operazioni o di manipolazioni condotte su di loro dalla cattiva cultura e dai cattivi maestri, che hanno dominato nell'ultimo secolo e mezzo la vita della nostra società e delle nostre istituzioni.
Uno di loro, Santità, si presenterà a Lei: Le confiderà le domande profonde e le attese del loro cuore.
Siamo certi che questi giovani, nell'incontro con Vostra Santità, sono chiamati a vivere un avvenimento “unico” che segnerà in modo indelebile la loro vita.
Pertanto, ringrazio la Santità Vostra per questo gesto di affezione, con cui ha accettato di visitare questa nostra Diocesi e che si conclude con questo incontro che porta tutti noi decisamente nel futuro.
+ Luigi Negri Vescovo di San Marino-Montefeltro

6) SALUTO DEI GIOVANI
Beatissimo Padre,
con profonda gioia ed enorme commozione noi giovani della Diocesi di San Marino-Montefeltro, Le porgiamo un affettuoso e caloroso saluto.
Al termine di una giornata per noi memorabile, davanti a questa Cattedrale che rappresenta uno dei simboli della tradizione cristiana della nostra Diocesi, sono riuniti i volti e i cuori di ragazzi e ragazze che con grande fervore attendono le Sue parole di speranza e di incoraggiamento.
Siamo venuti qui a Pennabilli dalle nostre case e parrocchie, da associazioni e movimenti, dalle aule di scuole e università, dagli ambienti di lavoro, per riscoprire e confermare a Lei, Santità, il nostro desiderio, spesso nascosto, di appartenere a Cristo, di seguirLo, rigenerati dalla Sua compagnia.
Oggi, noi giovani desideriamo eprimerLe tutta la nostra gratitudine per il privilegio di questo incontro e il desiderio profondo di una proposta educativa alta, che senza nascondere le innegabili difficoltà della vita, sappia farci desiderare di abitare il mondo con gioia e speranza.
Molti di noi sono consapevoli di aver ricevuto tanto dalla famiglia, dalla parrocchia, dalla tradizione dei nostri luoghi, ma i più sono qui per l'urgenza di una domanda: a chi affidare la propria vita e le esigenze del cuore?
Come tutti i giovani viviamo la fragilità di questo tempo: la consapevolezza che il sacramento della cresima è per molti l'addio al cristianesimo, la mancanza di una proposta educativa attraente, la difficile unità familiare, le relazioni amicali dominate da edonismo e materialismo, la mancanza del lavoro e la paura del quotidiano.
Chi ha voluto convincerci con il mito della giovinezza come tempo di trasgressione e fuga dalle responsabilità, ci ha lasciati soli, in balia di noi stessi, senza alcuna cura per il nostro destino.
Santo Padre, davanti a Lei oggi ci sono numerosi giovani che riconoscono nella Sua persona la guida della cristianità e ci sono giovani attirati dalla curiosità, da un'attesa di bene difficile da esprimere, seppur avvertita.
Le chiediamo di aiutarci a vincere le resistenze della nostra mente e del nostro cuore così che l'apertura a Cristo non sia fonte di paura ma possibilità del ridestarsi del gusto e della fierezza di essere uomini.
Santità, ci aiuti a capire il senso della nostra vita, il valore dell'esperienza, per sentire vibrare il nostro io e non subire i meccanismi del potere che ci circonda nelle sue varie forme.
Siamo qui per ascoltare le Sue parole sicuri che attraverso i Suoi insegnamenti potremo riscoprire la forza per diventare autentici protagonisti nei nostri paesi, e non semplici spettatori.
Per questo, approfittando della Sua disponibilità, desideriamo rivolgerci a Lei, Santo Padre, con alcune domande:
- Il desiderio di essere liberi si può realizzare davvero?
- Come uscire dalla trappola dell'inutile ricerca di godimento personale, dalla rincorsa ad un piacere che ci lascia ultimamente tristi, delusi e mancanti?
- Come sperimentare ciò che Lei tante volte ci ha detto " Cristo non toglie nulla, ma dona tutto?"
Grazie Santità di averci visitati, di stare qui con noi;
Con gratitudine i giovani di San Marino-Montefeltro Le porgono il loro "Benvenuto".

7) INCONTRO CON I GIOVANI DELLA DIOCESI
DI SAN MARINO-MONTEFELTRO DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Cari giovani!
Sono molto contento di essere oggi in mezzo a voi e con voi! Sento tutta la vostra gioia e l’entusiasmo che caratterizzano la vostra età. Saluto e ringrazio il vostro Vescovo, Mons. Luigi Negri, per le cordiali parole di accoglienza, e il vostro amico che si è fatto interprete dei pensieri e dei sentimenti di tutti, e ha formulato alcune questioni molto serie e importanti. Spero che nel corso di questa mia esposizione si trovino anche gli elementi per trovare le risposte a queste domande. Saluto con affetto i Sacerdoti, le Suore, gli animatori che condividono con voi il cammino della fede e dell’amicizia; e naturalmente anche i vostri genitori, che gioiscono nel vedervi crescere forti nel bene.
Il nostro incontro qui a Pennabilli, davanti a questa Cattedrale, cuore della Diocesi, e in questa Piazza, ci rimanda con il pensiero ai numerosi e diversi incontri di Gesù che ci sono raccontati dai Vangeli. Oggi vorrei richiamare il celebre episodio in cui il Signore era in cammino e un tale - un giovane - gli corse incontro e, inginocchiatosi, gli pose questa domanda: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). Noi forse oggi non diremmo così, ma il senso della domanda è proprio: cosa devo fare, come devo vivere per vivere realmente, per trovare la vita. Quindi dentro questo interrogativo possiamo vedere racchiusa l’ampia e variegata esperienza umana che si apre alla ricerca del significato, del senso profondo della vita: come vivere, perché vivere. La “vita eterna”, infatti, alla quale fa riferimento quel giovane del Vangelo non indica solamente la vita dopo la morte, non vuol sapere soltanto come arrivo al cielo. Vuol sapere: come devo vivere adesso per avere già la vita che può essere poi anche eterna. Quindi in questa domanda questo giovane manifesta l’esigenza che l’esistenza quotidiana trovi senso, trovi pienezza, trovi verità. L’uomo non può vivere senza questa ricerca della verità su se stesso - che cosa sono io, per che cosa devo vivere - verità che spinga ad aprire l’orizzonte e ad andare al di là di ciò che è materiale, non per fuggire dalla realtà, ma per viverla in modo ancora più vero, più ricco di senso e di speranza, e non solo nella superficialità. E penso che questa – e l’ho visto e sentito nelle parole del vostro amico – sia anche la vostra esperienza. I grandi interrogativi che portiamo dentro di noi rimangono sempre, rinascono sempre: chi siamo?, da dove veniamo?, per chi viviamo? E queste questioni sono il segno più alto della trascendenza dell’essere umano e della capacità che abbiamo di non fermarci alla superficie delle cose. Ed è proprio guardando in noi stessi con verità, con sincerità e con coraggio che intuiamo la bellezza, ma anche la precarietà della vita e sentiamo un’insoddisfazione, un’inquietudine che nessuna cosa concreta riesce a colmare. Alla fine tutte le promesse si dimostrano spesso insufficienti.
Cari amici, vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita. Non fermatevi alle risposte parziali, immediate, certamente più facili al momento e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce – come dice Gesù – non sulla sabbia, ma sulla solida roccia. Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito! Questa è la grandezza dell'uomo e anche la sua difficoltà. Una delle illusioni prodotte nel corso della storia è stata quella di pensare che il progresso tecnico-scientifico, in modo assoluto, avrebbe potuto dare risposte e soluzioni a tutti i problemi dell’umanità. E vediamo che non è così. In realtà, anche se ciò fosse stato possibile, nulla e nessuno avrebbe potuto cancellare le domande più profonde sul significato della vita e della morte, sul significato della sofferenza, di tutto, perché queste domande sono scritte nell’animo umano, nel nostro cuore, e oltrepassano la sfera dei bisogni. L’uomo, anche nell’era del progresso scientifico e tecnologico - che ci ha dato tanto - rimane un essere che desidera di più, più che la comodità e il benessere, rimane un essere aperto alla verità intera della sua esistenza, che non può fermarsi alle cose materiali, ma si apre ad un orizzonte molto più ampio. Tutto questo voi lo sperimentate continuamente ogni volta che vi domandate: ma perché? Quando contemplate un tramonto, o una musica muove in voi il cuore e la mente; quando provate che cosa vuol dire amare veramente; quando sentite forte il senso della giustizia e della verità, e quando sentite anche la mancanza di giustizia, di verità e di felicità.
Cari giovani, l’esperienza umana è una realtà che ci accomuna tutti, ma ad essa si possono dare diversi livelli di significato. Ed è qui che si decide in che modo orientare la propria vita e si sceglie a chi affidarla, a chi affidarsi. Il rischio è sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, dell'immediato, del relativo, dell’utile, perdendo la sensibilità per ciò che si riferisce alla nostra dimensione spirituale. Non si tratta affatto di disprezzare l’uso della ragione o di rigettare il progresso scientifico, tutt’altro; si tratta piuttosto di capire che ciascuno di noi non è fatto solo di una dimensione “orizzontale”, ma comprende anche quella “verticale”. I dati scientifici e gli strumenti tecnologici non possono sostituirsi al mondo della vita, agli orizzonti di significato e di libertà, alla ricchezza delle relazioni di amicizia e di amore.
Cari giovani, è proprio nell’apertura alla verità intera di noi, di noi stessi e del mondo che scorgiamo l’iniziativa di Dio nei nostri confronti. Egli viene incontro ad ogni uomo e gli fa conoscere il mistero del suo amore. Nel Signore Gesù, che è morto e risorto per noi e ci ha donato lo Spirito Santo, siamo addirittura resi partecipi della vita stessa di Dio, apparteniamo alla famiglia di Dio. In Lui, in Cristo, potete trovare le risposte alle domande che accompagnano il vostro cammino, non in modo superficiale, facile, ma camminando con Gesù, vivendo con Gesù. L’incontro con Cristo non si risolve nell’adesione ad una dottrina, ad una filosofia, ma ciò che Lui vi propone è di condividere la sua stessa vita e così imparare a vivere, imparare che cosa è l'uomo, che cosa sono io. A quel giovane, che Gli aveva chiesto che cosa fare per entrare nella vita eterna, cioè per vivere veramente, Gesù risponde, invitandolo a distaccarsi dai suoi beni e aggiunge: “Vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). La parola di Cristo mostra che la vostra vita trova significato nel mistero di Dio, che è Amore: un Amore esigente, profondo, che va oltre la superficialità! Che cosa sarebbe la vostra vita senza questo amore? Dio si prende cura dell’uomo dalla creazione fino alla fine dei tempi, quando porterà a compimento il suo progetto di salvezza. Nel Signore Risorto abbiamo la certezza della nostra speranza! Cristo stesso, che è andato nelle profondità della morte ed è risorto, è la speranza in persona, è la Parola definitiva pronunciata sulla nostra storia, è una parola positiva.
Non temete di affrontare le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita, perché il Signore vi accompagna, è con voi! Vi incoraggio a crescere nell’amicizia con Lui attraverso la lettura frequente del Vangelo e di tutta la Sacra Scrittura, la partecipazione fedele all’Eucaristia come incontro personale con Cristo, l’impegno all’interno della comunità ecclesiale, il cammino con una valida guida spirituale. Trasformati dallo Spirito Santo potrete sperimentare l’autentica libertà, che è tale quando è orientata al bene. In questo modo la vostra vita, animata da una continua ricerca del volto del Signore e dalla volontà sincera di donare voi stessi, sarà per tanti vostri coetanei un segno, un richiamo eloquente a far sì che il desiderio di pienezza che sta in tutti noi si realizzi finalmente nell’incontro con il Signore Gesù. Lasciate che il mistero di Cristo illumini tutta la vostra persona! Allora potrete portare nei diversi ambienti quella novità che può cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo più giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune. Non cedete a logiche individualistiche ed egoistiche! Vi conforti la testimonianza di tanti giovani che hanno raggiunto la meta della santità: pensate a santa Teresa di Gesù Bambino, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Alberto Marvelli – che è di questa terra! – e tanti altri, a noi sconosciuti, ma che hanno vissuto il loro tempo nella luce e nella forza del Vangelo, e hanno trovato la risposta: come vivere, che cosa devo fare per vivere.
A conclusione di questo incontro, voglio affidare ciascuno di voi alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Come Lei, possiate pronunciare e rinnovare il vostro “sì” e magnificare sempre il Signore con la vostra vita, perché Lui vi dona parole di vita eterna! Coraggio allora cari giovani e care giovani, nel vostro cammino di fede e di vita cristiana anche io vi sono sempre vicino e vi accompagno con la mia Benedizione. Grazie per la vostra attenzione!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana

A S. Igne Bassorilievo in memoria del Servo di Dio Don Luigi Giussani

La cerimonia di inaugurazione è avvenuta
il 1 aprile 2013alle ore 16,30.





Per iniziativa della Fondazione Giovanni Paolo II verrà collocato, nel portico della chiesa del Convento di Sant'Igne (San Leo), un bassorilievo bronzeo, opera dell'artista Paola Ceccarelli, in memoria del Servo di Dio Don Luigi Giussani.

Mons. Luigi Negri e la Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II hanno voluto porre un “segno” del passaggio a S. Leo e Sant'Igne del Servo di Dio Don Luigi Giussani, di cui Mons. Negri stesso è stato uno dei primi e più appassionati discepoli.
Don Giussani, infatti, dai primi anni '70 in poi, in questi luoghi ha guidato per molti anni la Via Crucis durante la settimana santa, seguito da migliaia di studenti universitari a cui teneva gli esercizi spirituali.
Il percorso si svolgeva per diversi chilometri lungo la strada che gira attorno al monte San Gregorio facendo immancabilmente sosta per una meditazione anche al convento di Sant'Igne, per concludersi poi alla cattedrale di San Leo.


Il progetto della “memoria”
Nel progetto di questa “memoria” si è pensato ad un elemento simbolicamente e artisticamente significativo che evochi l'immagine impressa negli occhi e custodita nel cuore di chi ebbe la grazia di partecipare a quegli avvenimenti.
E' l'immagine di un popolo in cammino dietro Don Giussani, alla sequela della Croce di Cristo e in ascolto attento e commosso della sua parola, nello scenario unico dei monti attorno a S. Leo.
Un evento straordinario richiede un “segno” in grado di riverberare l'intensità e la bellezza di una “grazia” che, come sempre nel cristianesimo, accade come dono imprevisto dentro l' ordinarietà di un luogo.
Vorremmo quindi entrare con discrezione nel luogo dove il fatto è accaduto (S.Igne era allora un luogo abbandonato che stava andando in rovina) così che il “segno” diventi parte di quelle pietre dalle mille sfumature di grigio, quasi un nuovo germoglio nato dentro quelle antiche mura.

Nel portico della chiesa
Quando, come è successo a noi, si arriva a Sant'Igne mentre piove l'unico luogo che ti accoglie e dà riparo è il portico della chiesa; il resto del convento è inaccessibile. Invece sul muretto che delimita il portico si può sedere, riposare, guardare, contemplare, pregare.
Il portico fa' di Sant'Igne un “luogo ospitale”. Lì è stato evidente che era quello il posto più adatto per collocare la “memoria” di don Giussani.
E' adatto per la sua discreta visibilità in quanto chi arriva dalla strada trova la parete in fondo al portico inquadrata in un naturale cannocchiale visivo, dove comunque un'opera posta in una zona d'ombra, non va a turbare il delicato equilibrio dell'insieme.
E' adatto per la non invasività sulla vista della facciata, che non è disturbata da un pannello di dimensioni contenute posto di scorcio sulla parete laterale.
E' favorevole per la conservazione dell'opera che rimane protetta sotto la copertura; per la semplicità della sua collocazione in quanto non necessita di particolari supporti e anche per la sua fruizione perché il luogo di sosta favorisce un rapporto di prossimità e di contemplazione.
Inoltre possiamo dire che l'opera è adatta al luogo che si presenta totalmente spoglio, pur essendo una chiesa aperta al culto, rendendolo ancor più vivo e interessante.
Un'opera di rilievo artistico può creare infatti un ulteriore motivo di attrazione e far muovere sempre più persone a visitare questo convento nato dalla presenza di Francesco d'Assisi.

Il segno di Paola Ceccarelli
La scultrice Paola Ceccarelli di Rimini è fra coloro che hanno vissuto personalmente l'intensità dei gesti e l'emozione di quel cammino dietro la Croce, con don Giussani a S.Leo.
La sua esperienza artistica è nata dopo, nella frequentazione di un ambito di amicizia tra artisti nato proprio dall'incontro con don Giussani. In oltre quindici anni di attività ha arricchito con la bellezza delle sue opere chiese, luoghi pubblici e privati, manifestando sensibilità e originalità creative ovunque riconosciute e apprezzate.
Dato il tema, ha prodotto quasi di getto un bozzetto in creta, dove una grande croce fende la terra tracciandovi un solco dal quale sgorga un popolo in cammino, con in primo piano l'intensa figura di don Giussani.
La composizione si squaderna in due campiture, nelle quali la vibrazione della creta restituisce la suggestione degli scenari che si aprono lungo il cammino, ora sul convento di Sant'Igne incastonato tra campi e boschi, ora sulla vertigine della rupe su cui domina la rocca di S.Leo.

Arch. Francesco Baldi
Foto antica
S. E. Mons. Negri Benedice Bassorilievo

Foto di una delle prime Via Crucis
 

CONCERTO
"GIOVANNI PAOLO II: L'umana Santità"

20 settembre ore 20,45
Palazzo del Cinema Serravalle

Promosso da:
Best Western Palace Hotel in collaborazione con Centro Sociale S. Andrea di Serravalle e la partecipazione di San Marino Film Festival, Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II, la Giunta di Castello di Serravalle
Palazzo del Cinema Palace Hotel Serravalle RSM
Gioele SINDONA - Violino
Tiziano PAGANELLI - Fisarmonica, flauto, percussioni
Achille GALASSI - viola, tastiera, chitarra
Alessandra TOSI - contrabbasso
Alice GALASSI - voce
Musiche di: Tiersen, Corelli, Morricone, Piovani, Arnalds, Gounod ed altri
Inoltre
Testimonianze, Immagini e Filmati inediti
INGRESSO LIBERO

CONFERENZA INTERNAZIONALE

"La Santa Sede sulla scena internazionale
durante il pontificato di Giovanni Paolo II - 1978-2005”

CRACOVIA 11 – 12 ottobre 2013
Aula Collegium Novum dell’ Università Jagellonica
CONFERENZA INTERNAZIONALE
Sotto l’alto patrocinio del S.E. Cardinale Stanislaw Dziwisz – Arcivescovo di Cracovia

11 – 12 ottobre 2013
Aula Collegium Novum dell’ Università Jagellonica
di Cracovia, 1
(via Golebia,24)


Principali organizzatori della conferenza:
Universita’ Jagellonica di Cracovia (Facolta’ di Studi Internazionali e Politici),
Istituto per il Dialogo Interculturale Giovanni Paolo II (Centro Giovanni Paolo II a Cracovia),
Con il sostegno di:
Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero Sociale della Chiesa di San Marino,
Fondazione Europa Civilta’ di Milano, Poste Polacche S.A.
Poste Polacche SA
Patrocini:
Universita’ Pontificia Giovanni Paolo II a Cracovia,
Presidente della Repubblica di Polonia, il Ministro degli Affari Esteri di Polonia,
Maresciallo della Regione Malopolska (Piccola Polonia),

Comitato Scientifico:
Prof. Bogdan Szłachta
Dott.ssa Agata Szuta
Dott. Krzysztof Strzałka
Dott. Marco Ferrini

Scopo della conferenza:
la conferenza intende approfondire le relazioni scientifiche e le testimonianze dirette esposte da diverse persone, il messaggio universale, la dottrina e i valori dell’operato della Santa Sede sulla scena internazionale durante il pontificato del Beato Giovanni Paolo II nonché l’influenza esercitata dal Pontefice sulla situazione generale nel mondo e nell’Europa negli anni 1978-2005.

La pubblicazione degli atti sarà curata dalla Facoltà di Studi Internazionali e Politici dell’ Università Jagellonica di Cracovia in un numero speciale della rivista “Politeja”


Lingue della conferenza: polacco, italiano, inglese (traduzione simultanea)






Programma della conferenza

Venerdi 11 ottobre 2013
9.30-10.30 – Inaugurazione della conferenza
-saluti di benvenuto da parte del Prof. Wojciech Nowak, -
Rettore dell’Universita’ Jagellonica di Cracovia,
-saluti da parte di Marek Sawa-Maresciallo della Regione Matopolska
-saluti da parte di Jacek Majchrowski – Sindaco di Cracovia
-saluti e introduzione da parte del S.E. Card. Stanisław Dziwisz, Arcivescovo di
Cracovia,
-introduzione da parte di RadoslawSikorski -Ministro per gli Affari Esteri della
Repubblica di Polonia;
-introduzione da parte di Mons. Dominique Mamberti- Segretario per i rapporti con
gli stati della Santa Sede;

11.00-13.00 – Prima sessione: Le basi ideali e i valori universali nella politica internazionale del Beato Papa Giovanni Paolo II
-moderazione: Mons. Prof. Władysław Zuziak – Rettore della Pontificia Universita’ Giovanni
Paolo II di Cracovia
-Mons. Prof. Piotr Mazurkiewicz, (Pontificio Consiglio per la Famiglia) La politica e i valori
nell’operato del Beato Giovanni Paolo II sulla scena internazionale,
-S.E. Mons Luigi Negri (Arcivescovo di Ferrara-Comacchio) – Il significato internazionale
del magistero sociale del Beato Papa Giovanni Paolo II;
-Prof. Lorenzo Ornaghi (Universita’ Cattolica del Sacro Cuore Milano) – “Comunita’
internazionale” e “sistema globale” nel pensiero e nell’azione del Beato Giovanni Paulo II,
-Giovanni Maria Vian (direttore dell’Osservatore Romano) – L’imagine di Giovanni Paolo II,
-Prof. Giovanni Maria Vian (direttore de “L’Osservatore Romano”) “L’immagine di Giovanni
Paolo II”
-On. Roberto Formigoni (senatore della Repubblica Italiana, gia’ Presidente della Regione
Lombardia) – Giovanni Paolo II al Parlamento Europeo nel 1988 - La promozione dei valori
umani, eredità dell'Europa e salvaguardia della sua identità.
-Jacek Moskwa (giornalista, vaticanista) – Giovanni Paolo II di fronte ai valori della cultura.

13.00-15.00 – Intervallo

15.00-17.30 – Seconda sessione: Giovanni Paolo II di fronte al mondo e all’Europa: alcuni aspetti dell’attivita’ internazionale
-moderazione: Prof. Bogdan Szlachta – Decano Della Facolta’ di Studi Internazionali e
Politici, Universita’ Jagellonica di Cracovia)
-S.E Mons. Celestino Migliore (Nunzio Apostolico in Polonia) Il Beato Giovanni Paolo II e la
presenza della Santa Sede nelle Nazioni Unite;
-Prof. Giovanni Barberini (Universita’ degli Studi di Perugia) – Giovanni Paolo II e l’Europa;
-Prof. Avv. Guzman Carriquiry Lecour (segretario della Pontificia Commissione per
l’America Latina): l’America Latina nell’operato della Santa Sede durante il Pontificato di
Giovanni Paolo II;
-S.E. Prof. Thomas Hong-Son Han (l’ambasciatore della Corea del Sud presso la Santa Sede
dal 2010) – Giovanni Paolo II di fronte ai problemi dell’Asia e dell’Estremo Oriente;
-S.E. Mons. Henryk Hozer (Arcivescovo di Varsavia-Praga) – L’attivita’ di Giovanni Paolo II
in Africa.
-Mons. Paweł Ptasznik (Segreteria di Stato, Prima Sezione) – Giovanni Paolo II e
l’ecumenismo,
-S.E. Mons. Józef Kowalczyk, (Arcivescovo di Gniezno-Primate di Polonia)Le relazioni della
Santa Sede con la Polonia e la questione del Concordato del 1993(presentazione del libro).
- discussione

Sabato 12 ottobre 2013
9.30-12.30 – Terza sessione: La politica orientale della Santa Sede durante il Pontificato di Giovanni Paolo II e il Concordato polacco nel 20°-anniversario dalla firma
-moderazione: Mons. Prof. Józef Krukowski (Universita’ del Cardinale Stefan
Wyszyński di Varsavia/Universita’ Cattolica di Lublino)
-S.E. Mons. Dominique Mamberti (segretario per i rapporti con gli stati della Santa Sede) – La
Santa Sede e l’Europa Centro-Orientale – la visione di Giovanni Paolo II
-Prof. Maciej Mróz (Universita’ di Breslavia) – La politica orientale della Santa Sede negli
anni 1978-1989/90: confronto di idee e valori;
-S.E. Mons. Prof. Tadeusz Pieronek (Arcidiocesi di Cracovia) – Politica concordataria del
Beato Giovanni Paolo II con particolare attenzione ai paesi dell’Europa Centro-Orientale;
-Mons. Prof. Józef Krukowski (Università del Cardinale Stefan Wyszynski di
Varsavia/Università Cattolica di Lublino) La funzione stabilizzante del Concordato tra la
Santa Sede e la Polonia del 1993 nel processo di normalizzazione dei rapporti stato-Chiesa,
-S.E. Hanna Suchocka (gia’ Ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede) – Giovanni Paolo
II di fronte all’entrata della Polonia all’Unione Europea.
-Dott. Krzysztof Strzałka (Universita’ Jagellonica di Cracovia) – La diplomazia di svolta:
Giovanni Paolo II e la diplomazia pubblica della Santa Sede.

12.30-13.00 Conclusioni e discussione



Per gli organizzatori della conferenza
Dott. Krzysztof Strzałka
Istituto di Studi Europei, Universita’ Jagellonica di Cracovia
e-mail: krzysztof.strzalka@uj.edu.pl; Tel. +48 515605106

Abbazia di Santa Maria Annunziata Nuova di Scolca- Rimini San Fortunato

Domenica 18 maggio 2014 ore 21,00 Stolat
Veglia di parole, preghiere e canti nel giorno del compleanno di San Giovanni Paolo II.
Coro Amarcanto e testimonianza di S. E. Mons. Luigi Negri
Ingresso libero

Secondo programma formativo

11 Ottobre Convegno Apertura Con il patrocinio di : Repubblica di San Marino SEGRETERIA DI STATO PER LE FINANZE ED IL BILANCIO,I RAPPORTI CON L’A.A.S.F.N.
Formazione in Economia e Finanza Repubblica di San Marino
ALTA FORMAZIONE PER QUADRI E MANAGER
IN ECONOMIA E MANAGEMENT DEL SISTEMA BANCARIO
Direzione Scientifica: prof. Mario Anolli Coordinamento didattico: prof. Elena Beccalli
Programma 2011-2012

Convegno di apertura 11 0ttobre 2011
La Dottrina Sociale e la crisi economica internazionale
Domenico Lombardi, Stefano Zamagni, Mario Anolli, S. Ecc. Mons. Luigi Negri

20 - 21 ottobre 2011
Il sistema economico finanziario internazionale
Orlando Arango

17 -18 novembre
Economia e gestione delle aziende
Marco Grumo Alessandro Ticozzi

12-13 Gennaio 2012
19-20 Gennaio 2012
Elementi di gestione della banca
Elena Beccalli Claudio Grossi

16 – 17 Febbraio 2012
Comunicazione e cambiamento
Davide Lotti

8 – 9 Marzo 2012
Controllo di gestione
Claudio Grossi

12 – 13 Aprile 2012
19 – 20 Aprile 2012
Elementi di diritto del mercato finanziario
Antonella Sciarrone Alibrandi Andrea Perrone

10 – 11 Maggio 2012
Elementi di gestione dei rischi bancari
Mario Anolli

15 Giugno 2012
Dottrina Sociale, responsabilità sociale,
intermediazione finanziaria
Evandro Botto Simona Beretta

I PROMESSI SPOSI Nostri contemporanei

26 marzo 2015 ore 18,00 PALAZZO AGOLANTI Via Gambalunga, 29 RIMINI Giovedì 26 Marzo: I PROMESSI SPOSI Nostri contemporanei
Interviene S. E. Mons. Luigi NEGRI
Introduce Prof. Daniele CELLI
PALAZZO AGOLANTI Via Gambalunga, 29 (angolo Piazza Ferrari) RIMINI

FAMILY DAY

SABATO 30 GENNAIO 2016
A ROMA AL CIRCO MASSIMO
Per informazioni e aggiornamenti vai su www.difendiamoinostrifigli.it.


Abbiamo aderito alla grande manifestazione di popolo a difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà. Una manifestazione che chiederà al Parlamento di ritirare il ddl Cirinnà sulle unioni civili, perché rottama il matrimonio e con la stepchild-adoption legittima di fatto l'utero in affitto.
Per partecipare con pullman in partenza da Rimini ci si può prenotare online al sito www.istoriaviaggi.com con la collaborazione tecnica dell’Agenzia Viaggi Istoria.
È un grave momento che chiede la responsabilità personale di ognuno di noi.

Per informazioni e aggiornamenti vai su www.difendiamoinostrifigli.it.

La terra del desiderio
Mostra pittorico fotografica a favore della Fondazione Monasteri

7-21 maggio 2016
Basilica SAN LORENZO, Salone Donatello - Piazza San Lorenzo 9, Firenze
pierluca bencini - michela galimberti

Inaugurazione
sabato 7 maggio - ore 11,00

Int erverrano
Dott . Stefano Sandorfi Vicepresidente Fondazione Monasteri
Sr. Patrizia Girolami Monastero di Valserena
Prof. Mario Cancelli Critico d’arte
Dott. Maria Pia Cattolico Presidente cooperativa Opera d’Arte

Salone Donatello
Basilica di San Lorenzo , Firenze
Apertura
da lunedì a sabato
10,00 - 17,30
domenica
13,30 - 17,30
Fondazione Monasteri
Via dell’Angelo Custode n. 64 - Bologna
www.valserena.it


con il patrocinio di
FONDATION des MONASTE’RES
FONDAZIONE INTERNAZIONALE GIOVANNI PAOLO II
CENTRO STUDI PER LA CULTURA POPOLARE
ASSOCIAZIONE NUOVA CITEAUX


con i l contributo di

DEKA The code of excellence
Umatech
I.C.L.I.D. Istituto di Chirurgia e Laserchirurgia In Dermatologia
w w w . i c l i d . i t





Fondazione monasteri
La Fondazione Monasteri, traendo ispirazione dalla Fondation dès Monastères, che dal 1974 aiuta a diversi livelli molte comunità monastiche e religiose della Francia, si è costituita nel 2009 ed ha sede a Bologna.
Si pone come scopo quello di contribuire alla conservazione e alla diffusione dell’eredità religiosa, culturale, artistica di cui i monasteri sono portatori, perché i monasteri possano ancora oggi vivere e mettere a servizio degli uomini di oggi il loro patrimonio di forza spirituale, di tradizione e di cultura. La Fondazione ha
quindi anche lo scopo di venire incontro ai bisogni delle comunità monastiche, specialmente contemplative, dando loro un supporto di ordine formativo- informativo, amministrativo, giuridico, fiscale e nella misura del possibile anche un aiuto finanziario. Ha inizialmente aiutato l e Case fondate dal Monastero Cistercense di Valserena, la comunità Nassoma ‘y Ombembwa (Nostra Signora Regina della Pace), in Angola, e il monastero di Nostra Signora Fonte della Pace, un piccolo nucleo di sorelle stabilito in Siria dal 2005. Altri aiuti sono stati forniti ad altre realtà monastiche in Italia.

La terra del desiderio: perché una mostra ?
L’idea della mostra, La Terra del Desiderio, è parte di un progetto culturale che la Fondazione Monasteri desidera portare avanti con altri gruppi o associazioni, fra cui l ’Associazione Nuova Citeaux, i l Centro Studi per la Cultura Popolare di Bologna e la Fondazione Giovanni Paolo II per la dottrina sociale della Chiesa.
La convinzione di fondo all’origine dell’ iniziativa è che i monasteri si pongono alla radice di quella cultura cristiana, italiana ed europea, che ha generato innumerevoli realtà artistiche e culturali in tutti i campi e che un rifiorire de l la cultura potrà contribuire a ridare vigore alla presenza dei monasteri, così come la vita e la preghiera dei monasteri sono e saranno la sorgente nascosta da cui può sgorgare cultura nuova.
Il ricavato della vendita delle opere esposte in mostra andrà in particolare a sostegno del piccolo monastero di Santa Maria a Rio Cesare, Susinana (Palazzuolo sul Senio-Firenze): un’antica presenza monastica Vallombrosana rinata 20 anni fa grazie alla presenza di padri benedettini e per la quale è attesa una nuova
presenza monastica femminile.

pierluca bencini - michela galimberti
Medici chirurghi e marito e moglie, della vita condividono tutto. Lui , fiorentino di nascita e milanese di adozione, dipinge f in dall’infanzia. De l la sua arte, vissuta sempre come dono, si sono occupati numerosi quotidiani nazionali, per iodici, giornali on line e network radiotelevisivi nazionali . Michela, guarda la realtà
con una essenzialità ricca di stupore e gratitudine, come per un dono inaspettato, che sa cogliere con immediatezza nelle sue istantanee. Dedita da sempre alla fotografia, è alla sua prima uscita pubblica: convinta a superare la sua istintiva riservatezza per donare le sue istantanee come gesto d’amore in questa mostra.
Attratti dalla bellezza del Mistero di cui tutta la realtà è segno, sulle loro opere s i erge, come nel cuore e nella vita di Pier Luca e Michela, il grande evento della Croce di Cristo che “sola placa l’ansia del vivere umano e lo incammina lungo il sentiero della via, della verità e della vita”.


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Tel. 0549 987112 Fax 0549 987113 - Credits